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Mattarella scuote il Csm “Ora giustizia più veloce stop nomine di corrente”

Il punto di partenza non può che essere uno: «Il Paese ci chiede un’amministrazione della giustizia veloce per dare peso sempre maggiore alla sua autorevolezza». Un’emergenza antica, ma da decenni sempre attuale e quindi imprescindibile. Sergio Mattarella, capo dello Stato e presidente del Csm, ne parla a palazzo dei Marescialli dove il suo vice Giovanni Legnini è alle prese con un’iniziativa importante, cambiare il regolamento che data al 1956, svecchiarlo, eliminare le incongruenze, ma soprattutto adeguarlo a una giustizia che deve correre. Perché, come dice Mattarella, anche «la copertura in tempi rapidi degli incarichi negli uffici giudiziari rappresenta il primo necessario tassello per una giustizia veloce». Sveltire le nomine allora, renderle più trasparenti, sottrarle alle trattative tra le correnti. Mattarella non usa un’espressione in voga — le nomine “a pacchetto” — per indicare quelle fatte in gran numero e distribuite tra i vari gruppi. Ma fa una precisa raccomandazione, evitare che la copertura dei posti vacanti «venga ritardata dalla ricerca di intese su una pluralità di nomine». Consiglia un «criterio oggettivo», seguire «l’ordine cronologico delle vacanze».

Nomine, sezione disciplinare, nuova legge elettorale. Al Csm si gioca una partita impegnativa. Che ieri ha visto mettere la prima pietra. Con l’astensione dei tre consiglieri del centro destra (Casellati, Leone, Zanettin), è passato il primo at- to sulla riforma del regolamento. «Una discussione alta» chiosa il Guardasigilli Andrea Orlando. Tra lui, Legnini e Mattarella c’è feeling, favorevoli come sono a un ping pong tra Csm e governo sulle riforme. Sbaglia, dicono Legnini e Orlando, chi vede a tutti i costi lo scontro. C’è all’opposto una sintonia che crea più di un mal di pancia in chi, come il vice ministro della Giustizia Enrico Costa (Ncd), chiede che sia il governo a riformare il Csm, e non il Csm a riformarsi da solo, e subito la nomina di una commissione in via Arenula «senza aspettare il Csm».
Accade invece che Mattarella, Orlando e Legnini parlino la stessa lingua. Legnini annuncia che il Csm «formulerà una proposta di riforma legislativa» che riguarderà anche la sezione disciplinare, ma pure il sistema elettorale e «l’impatto delle riforme costituzionali sul Csm». Mattarella ritiene necessario «un intervento del legislatore ordinario» su legge elettorale e sistema disciplinare. Ma «non esclude» che, su entrambe le questioni, dal Consiglio «possano venire proposte». Orlando è altrettanto esplicito: «L’autoriforma non può prescindere da nuove leggi, ma le azioni possono integrarsi e completarsi. Il pericolo più grande semmai è restare fermi». Come dice l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, ora al Csm, «i magistrati sanno bene ciò che in questi anni ha funzionato bene, ha funzionato male, non ha funzionato per niente». Quindi niente tabù alle riforme, a partire da quella del disciplinare.
Il Csm non può certo fermarsi. Soprattutto con 500 nomine da fare. La presidente della commissione per gli incarichi direttivi Maria Rosaria San Giorgio parla di una produttività «più che triplicata, di 100 nomine fatte e 40 in via di definizione nei prossimi giorni». L’emergenza è simile a quella di 10 anni fa, dopo il varo dell’ordinamento giudiziario Mastella- Castelli. Allora due magistrati come Ezia Maccora (2007-2008) e Giuseppe Maria Berruti (2008-2009) nominarono rispettivamente 346 e 305 tra capi e vice capi degli uffici. Nomine importanti come quella di Boccassini a Milano e di Pignatone a Reggio Calabria. Oggi c’è l’emergenza della Cassazione che il presidente Giorgio Santacroce non si stanca di ricordare, il 91% tra i presidenti di sezione, 42 magistrati prossimi alla pensione. Il rischio è che i tempi della giustizia si allunghino. Un male perché, come dice il pg della Suprema Corte Ciccolo, «lo scopo della giustizia è il buon funzionamento per i cittadini».
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