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Mattarella firma il decreto Rilancio Muove 155 miliardi

ROMA — Bollinato dalla Ragioneria dello Stato, cioè superato l’esame delle coperture finanziarie delle norme, firmato dal Capo dello Stato, pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il decreto Rilancio, 266 articoli, dopo l’ultima settimana di passione tra Palazzo Chigi e Via Venti Settembre, è arrivato al traguardo. In tutto 55 miliardi più le garanzie per la liquidità alle imprese per un totale di 155 miliardi. Nel testo, all’articolo 265, anche un monitoraggio sulle spese del decreto a cura della Ragioneria: una sorta di meccanismo a “vasi comunicanti” consentirà al governo di spostare risorse da una misura all’altra in caso di sottoutilizzo o avanzi di cassa senza ricorrere a nuovi decreti.
Tra le misure la proroga della cassa integrazione, circa 17,5 miliardi per dodici interventi per il mese di maggio su tutti i redditi colpiti dall’epidemia: dai braccianti, ai cococo, agli stagionali, agli artigiani e commercianti, ai professionisti, alle imprese (per queste ultime previsto un ristoro in quota delle perdite, contributi sugli affitti e sulle bollette elettriche). Per tutti salta il saldo acconto dell’Irap, circa il 40 per cento dell’intera tassa. Per il rilancio dell’economia arriva l’ecobonus, oggetto di contrasti fino all’ultima ora, e lo sconto fiscale per le spese di distanziamento nei locali pubblici e negozi per adeguarsi alle normative anti-virus. Circa 300 milioni nel biennio 2020-2021 arrivano per l’auto a basse emissioni di CO2.
«Il bonus per 4 milioni di lavoratori autonomi arriverà in 2-3 giorni», ha assicurato ieri il ministro dell’Economia Gualtieri. «Sarà possibile — ha aggiunto — fare domanda per i 1.200 euro per il bonus per la baby sitter e i centri estivi e poi giugno ci saranno i contributi a fondo perduto per le imprese e la terza tranche fino a 1.000 euro per i lavoratori autonomi ». Il ministro è intervenuto anche sul prestito alla Fca spiegando le condizioni: «Le risorse siano tutte utilizzate in Italia, che si confermino e rafforzino gli investimenti nel Paese, che si mantenga l’occupazione e che non ci siano delocalizzazioni».
Ora la partita si sposta in Parlamento che avrà a disposizione una dote di circa 800 milioni per le modifiche: già i renziani con Marattin hanno annunciato interventi per allargare gli sconti fiscali sulle ristrutturazioni a fini ecologici e un emendamento per aumentare il credito d’imposta sugli affitti. Si apre anche il fronte dei professionisti che già lamentano l’esclusione dai contributi a fondo perduto previsti per le imprese e che il governo ha escluso lasciando il ristoro solo a alle imprese, compresi artigiani e commercianti. Tema aperto anche quello delle scuole paritarie alle quali alla fine sarebbero arrivati 150 milioni per il ristoro delle mancate rette.
Negli ultimi passaggi il decreto si è arricchito anche di interventi localistici o micronorme. Per ora si segnala un aumento di poltrone nel consiglio di amministrazione dell’Enit, 130 milioni per gli autobus di Taranto e un aumento delle strutture dei consulenti del ministero dello Sviluppo economico.
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