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Mattarella: “Evasione indecente toglie soldi a stipendi e pensioni”

ROMA — «L’evasione fiscale è davvero indecente», dice il presidente Sergio Mattarella, rispondendo alla domanda di uno studente in visita al Quirinale. «Una somma enorme, 119 miliardi l’anno passato », aggiunge il Capo dello Stato. Se recuperata, si potrebbero «aumentare le pensioni, gli stipendi e abbassare le tasse per chi le paga». Uno sdegno inusuale. Fortissimo. «Vero», gli replica quasi con tono di sfida Matteo Salvini, rilanciando il No tax day leghista di sabato 14 dicembre. «Ma è anche indecente che lo Stato debba rimborsare 50 miliardi di euro alle imprese e alle famiglie e altrettanto indecente una tassazione che supera il 50% del frutto del lavoro degli italiani ».
Le solite argomentazioni per giustificare l’evasione monstre italiana. Quell’evasione “di necessità” da sempre accarezzata dal leader leghista che non appena arrivato al governo con i Cinque Stelle ha approvato dieci condoni, mascherati da pace fiscale e rottamazioni. «Se mi sottraggo al mio dovere di contribuire alla vita comune, sto sfruttando quello che gli altri pagano con le tasse», gli ricorda ora il presidente della Repubblica. «Un problema di norme, interventi, controlli, verifiche ma soprattutto di cultura e mentalità». Il ragazzo di una scuola superiore gli aveva chiesto: «Presidente, perché in Italia è così difficile combattere la piaga dell’evasione?». E Mattarella gli ha spiegato che «l’evasione fiscale è l’esaltazione della chiusura in se stessi, dell’individualismo esasperato». Una vera lezione di educazione civica. «È un problema serio in molti paesi. Lo è nel nostro. Ma vi sono paesi in cui il senso civico di ciascuno lo ha quasi azzerato».
Non così in Italia. All’appello mancano 37 miliardi solo di Iva. E 32 miliardi di Irpef dovuta da autonomi e imprenditori individuali. Quel popolo delle partite Iva con una propensione del 70% a nascondere gettito. E che strizza l’occhio al leghismo fiscale. È ora di finirla, sembra dire Mattarella. «È un problema grave – insiste ancora con i ragazzi – perché significa ignorare che si vive insieme e che la convivenza significa contribuire tutti insieme – come dice la Costituzione, secondo le proprie possibilità – alla vita comune. Chi evade cerca invece di sottrarsi a questo dovere, di sfruttare le tasse che pagano gli altri per i servizi di cui si avvale. C’è chi contribuisce con onestà allo sforzo comune e c’è chi sfrutta quanto gli altri fanno. E questa è una cosa di particolare gravità». Tace il governo, impegnato nell’ultimo miglio di una faticosissima manovra. Si esprime solo il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5S): «Le parole del Presidente sono un faro. Stiamo dando un primo contributo con il decreto fiscale».
Sebbene con norme addolcite sulle manette agli evasori. E soglia ridotta del contante – da 3 mila a 2 mila euro – slittata a luglio.
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