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Mattarella: dalle Fondazioni aiuto di grande valore nella crisi

Ne hanno fatta di strada in trent’anni le Fondazioni bancarie. Nate nel 1990 con la legge Amato-Carli, oggi godono di uno status unico nella società civile e nell’economia italiane. «Negli ultimi mesi sono state capaci di mobilitare risorse aggiuntive nel quadro della crisi legata alla pandemia, fornendo assistenza alle fasce più deboli: un impegno di grande valore per la nostra società» le ha salutate con una lettera ieri al convegno «Le Fondazioni dalle origini al futuro» il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La tavola rotonda è stata promossa dalla fondazione CariForlì.

«Raramente in Italia le riforme hanno così successo», ha ricordato il «padre» di quella legge, l’ex ministro Giuliano Amato. Non stupiscono dunque le parole di Giuseppe Guzzetti, dal 2000 al 2019 numero uno di Acri: «Spero che al legislatore non venga di mente di cambiarla con modifiche in peggio. Si sa dove si inizia ma poi non si sa dove si finisce». Guzzetti ha anche ammonito a effettuare aggregazioni con giudizio. Alla mattina ha partecipato pure Giulio Tremonti, che da ministro di Berlusconi propose un emendamento in Finanziaria per modificare la disciplina delle fondazioni. «Non c’è stata nessuna ideologia negativa verso le fondazioni», ha detto ricordando come il governo allora aprì la Cassa depositi e prestiti agli ex enti conferenti. «La partecipazione in Cdp per le fondazioni è stato uno dei luoghi di elaborazione della loro identità sociale e un buon investimento». Proprio Giovanni Gorno Tempini, numero uno di Cdp, ha sottolineato quanto la partnership con le fondazioni, azioniste al 15%, «non sia mai stata così robusta e così forte. È basata sulla condivisione di qualcosa di più profondo e questo è particolarmente evidente in un momento di crisi unica come quella che l’italia sta attraversando per il Covid, cioè la missione di essere istituzioni a supporto della crescita dei propri territori». Lo ha rimarcato il presidente di Acri, Francesco Profumo: «Oggi il ruolo delle Fondazioni è sempre più importante e non sono solo attori locali, ma partecipano anche a progetti nazionali, anche grazie ad Acri». Il numero uno dell’Abi, Antonio Patuelli, ha paragonato le fondazioni a un «raro investitore con capitale stabile e non speculativo». A tracciare la strada per il futuro è stato infine Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo: «Nessuno può fare da solo. Dobbiamo costruire con tutti soggetti delle comunità e individuare i problemi da affrontare insieme». «Gli amministratori delle fondazioni — ha concluso il presidente di Fondazione CariForlì, Roberto Pinza — hanno l’obbligo di sottoporsi serenamente al giudizio della propria comunità».

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