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Mattarella alza la voce: legge elettorale subito

«Con questi due sistemi elettorali così diversi l’uno dall’altro, in caso di voto il rischio di ingovernabilità è altissimo». Ha aspettato che si chiudesse la campagna delle primarie del Pd, per evitare qualunque sospetto di interferenza nella battaglia per il segretario, ma ora Sergio Mattarella rompe la “moratoria” che si era imposto: «Il Parlamento deve approvare sollecitamente la nuova legge elettorale per la Camera e per il Senato». E provvedere subito anche all’elezione del giudice costituzionale che manca. Una strigliata ai partiti, a 3 mesi dalla bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta, che il capo dello Stato affida ai presidenti Boldrini e Grasso, “convocati” per un lungo pranzo al Colle (due ore e mezzo), chiedendo loro di «rappresentare » ai gruppi parlamentari «l’urgenza istituzionale » della questione. E l’ultimo avviso ai naviganti lanciato dal Colle, è andato subito a segno. Il 4 maggio seduta comune in Parlamento per la votazione sul giudice della Consulta. E, soprattutto, fissato per il 29 maggio finalmente l’approdo nell’aula di Montecitorio della legge elettorale. Mattarella però vuole risultati concreti.
Tutti i suoi precedenti appelli per rendere «omogeneo » il sistema «fortemente maggioritario» della Camera e l’altro «assolutamente proporzionale» del Senato, sono caduti nel vuoto. In questa situazione, avvisa il Colle, le tentazioni autunnali di elezioni anticipate, che coltiverebbe anche Renzi, troverebbero la porta sbarrata. La melina deve finire, è il messaggio forte di Mattarella. Che, secondo il suo stile, scartata l’ipotesi troppo dirompente del messaggio alle Camere e anche quella di una pubblica reprimenda, ha scelto la terza carta, quella più istituzionale, ovvero la convocazione dei presidenti delle Camere. Come fece anche Napolitano nel 2012, con Schifani e Fini, quando la Consulta bocciò il Porcellum.
Tutti i partiti si dichiarano d’accordo col presidente, ma ciascuno scaricando sull’altro la colpa dello stallo. I capigruppo Pd Rosato e Zanda spiegano di aver messo in campo, dopo il Mattarellum, «un’altra buona base di confronto». «È stato Renzi a bloccare tutto per il congresso del Pd», replicano Brunetta (Fi) e il grillino Fico, che rilancia il Legalicum, cioè estendere al Senato la legge della Camera. Idea che non dispiace a Lupi, capogruppo di Ap. Per il governo parla la ministra Finocchiaro: «I partiti hanno il dovere di trovare una intesa».

Umberto Rosso

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