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«Matrimonio Ubi-Banco Bpm? Sì, ma solo con un maxi-aumento»

«C’era bisogno di Morgan Stanley per sapere che Banco Bpm-Ubi avrebbe senso industriale?» Con questo commento il ceo di Banco Bpm Giuseppe Castagna ha riacceso i fari sul risiko bancario che molti vedono come inevitabile per far fronte al calo strutturale dei ricavi. Ma non sarà un pasto gratis, sostengono gli analisti. Proprio l’eventuale necessità di nuovo capitale potrebbe frenare un accordo, che peraltro da entrambi i fronti si sostiene non essere sul tavolo. In Borsa comunque i titoli crescono: Banco Bpm +1,53%, Ubi +2,52%.

Anche diversi azionisti di Ubi hanno mostrato interesse per una operazione straordinaria, come il presidente della Fondazione Cr Cuneo, che ha il 6% circa, o il numero uno della fondazione Crt, socio all’1% del BancoBpm. Si tratta di soci che sarebbero chiamati a mettere soldi, se Bce dovesse chiedere un aumento di capitale per ridurre subito i crediti deteriorati. Quanti? La stessa Morgan Stanley stimava tra 1,5 e 2,5 miliardi per tenere il patrimonio di BancoBpm-Ubi attorno al 12%. Fidentiis ieri stimava 1,5-2 miliardi come scenario peggiore ma e concludeva che una simile richiesta renderebbe improbabile l’aumento, mentre Intermonte evidenziava che un approccio più soft della Vigilanza consentirebbe di recuperare capitale senza ricorrere ai soci.

Le banche per ora sono concentrate sui nuovi piani industriali: quello del BancoBpm è atteso entro l’anno, e quello dell’istituto guidato da Victor Massiah forse ormai nel 2020. Resta poi in ogni caso la via di Siena, se Mps si libererà degli npl, magari con l’aiuto di Amco.

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