Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Matricola Ferrari, pieno a Wall Street Torino svela il prezzo del debutto 103

MILANO La prima e nel caso unica sorpresa — se ci sarà — arriverà questa sera. Mancava un solo dato, a Sergio Marchionne, per decidere a quale prezzo fissare il collocamento Ferrari. Ora che si sa esattamente di quante volte la domanda ha superato l’offerta, in un’Ipo in cui non è mai stato in discussione il tutto esaurito ma semmai il suo moltiplicatore, il secondo step appare altrettanto scontato: se è vero che il mercato avrebbe potuto assorbire con la stessa facilità un quantitativo molto, molto più alto di azioni della «Rossa», come da bilancio dell’operazione comunicato dopo la chiusura di Wall Street, logica vuole che il pricing vada di pari passo e possa essere collocato sui massimi previsti.
Per i 17,175 milioni di titoli centellinati dalla regia del presidente Ferrari, che ha così aggiunto l’effetto-scarsità al sicuro richiamo di un marchio unico al mondo, era stata immaginata una «forchetta» compresa tra i 48 e i 52 dollari per azione. Alla vigilia della quotazione — e saranno lo stesso Marchionne e John Elkann, domani, a suonare la campanella d’avvio delle contrattazioni al New York Stock Exchange — è evidente che si andrà sul top.
Dal solo collocamento del 10%, che la porterà dal 90% all’80% in attesa dello spin-off previsto per inizio 2016, Fiat Chrysler Automobiles dovrebbe quindi incassare il massimo ipotizzato: 982 milioni di dollari (o 870 milioni di euro), cui si aggiungerà l’assegno da 2,8 miliardi di euro che Maranello staccherà, come cedola straordinaria, prima dello scorporo e della distribuzione pro-quota di azioni a Exor e agli altri soci Fca. Totale cash destinato ad abbattere l’indebitamento e a sostenere gli investimenti di Fiat Chrysler: poco meno di 3,7 miliardi di euro. Che in teoria potrebbero lievitare ancora. Il rapporto tra domanda e offerta di titoli Ferrari è stato tale da offrire, almeno tecnicamente, la chance di alzare il prezzo. Nonostante tutto non è detto che Marchionne — domani con gli occhi puntati anche verso le fabbriche americane, dove si vota l’accordo sindacale rivisto dopo la prima bocciatura — ne approfitti. Se però lo facesse, potrebbe spingersi fino al 20% in più. Ovvero fino a 62,4 dollari per azione. Per una valutazione complessiva della «Rossa» che, a quel punto, potrebbe sfiorare i 12 miliardi di dollari.
Si vedrà domani sera. Ma è intanto chiaro che c’è sempre tutto questo dietro la continua, doppia corsa — e «race» è la sigla scelta da Marchionne per il Cavallino a Wall Street — anche di Fiat Chrysler ed Exor.
La seconda, la holding di casa Elkann-Agnelli, da inizio 2016 sarà direttamente l’azionista di maggioranza Ferrari (con il 30%): l’effetto quotazione, nell’ultima seduta, lì si è tradotto in un rialzo del 2,89%, (a 45,22 euro). Per la prima il legame è ancora più evidente e stretto. Possedere titoli Fiat Chrysler è l’unico modo per garantirsi titoli di Maranello — una sorta di «prenotazione allo spin off», che con sé porterà anche la quotazione secondaria a Piazza Affari — indipendentemente dai maxi riparti di un’Ipo in realtà più simile a un’asta. È a quello, e alla probabile, parallela accelerata in direzione Gm, che guardavano i mercati. Ieri come nelle settimane precedenti. In una corsa che ha aggiunto un altro 1,75% a valori tornati sui 14,5 euro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Leonardo Del Vecchio stila la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Essilor Luxot...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Per capire la Ragioneria generale dello Stato bisogna aver visitato la sala di Via Venti Settembre d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Riflettori puntati sulla cessione della quota (il 62,50%) di Banca Profilo, oggi all’interno del p...

Oggi sulla stampa