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Maternità, tempi più lunghi per congedi e permessi

Migliorano i congedi e i permessi per la maternità dei lavoratori. Di tutti i lavoratori, sia quelli dipendenti, sia autonomi e collaboratori. Il congedo di paternità, per esempio, si potrà fruire fino a quando il bimbo non spegne le dodici candeline, mentre oggi è possibile fino agli otto anni. Il potenziamento delle tutele arriva dal decreto legislativo attuativo del Jobs Act (legge n. 183/2014) contenente le «misure di conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell’art. 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183». Il provvedimento è stato approvato in via definitiva nella riunione del consiglio dei ministri dell’11 giugno scorso e attende di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, momento a partire dal quale le nuove misure entreranno in vigore. Misure che, nella sostanza, introducono una serie di modifiche al dlgs n. 151/2001 (T.u. maternità), al fine appunto d’incentivare ulteriormente le tutele a favore dei lavoratori dipendenti, autonomi e collaboratori.

Misure strutturali. Ma servono le risorse. Una prima novità riguarda proprio la fruizione delle novità (cioè delle migliori tutele), perché il decreto legislativo stabiliva in un primo momento che ciò sarebbe stato possibile soltanto per l’anno 2015 (doveva trattarsi di una sperimentazione limitata a quest’anno). Ciò poneva qualche problema per l’effettiva fruibilità da parte dei lavoratori, come ha fatto notare l’Inps che, nelle osservazioni al provvedimento depositate in senato, ha evidenziato che proprio il fatto che le nuove misure possano essere riconosciute esclusivamente «per le sole giornate di astensione nell’anno 2015» avrebbe condotto a complicazioni sul fronte della gestione del periodo transitorio. Ed ecco la novità: il provvedimento definitivamente approvato prevede che le misure sono strutturali e non sperimentali solo per l’anno 2015. La precisazione, in particolare, è contenuta nella relazione al decreto attuativo che la subordinata alla condizione che, annualmente, si provveda al (ri)finanziamento delle misure.

Congedo di maternità. Spetta alle lavoratrici dipendenti e dura cinque mesi: due mesi prima e tre dopo il parto, salvo flessibilità. La principale modifica è l’introduzione del diritto, a favore della lavoratrice, di bloccare la decorrenza del congedo in caso di ricovero del bimbo in una struttura pubblica o privata. In pratica, se il neonato viene ricoverato durante il periodo di astensione post parto, la lavoratrice potrà riprendere il lavoro nell’attesa del ritorno a casa del figlio. La sospensione, che opera solo sul congedo post parto (tre mesi in assenza di flessibilità più eventuali giorni in caso di parto prematuro), può essere chiesta una sola volta. Per avvalersene, la lavoratrice deve produrre un’attestazione medica sulla compatibilità del suo stato di salute con la ripresa del lavoro. La sospensione dura fino alle dimissioni di ricovero del bimbo.

Congedo parentale (dipendenti). La novità consiste nella dilatazione dei tempi di fruizione, vincolati all’età del figlio. Si ricorda che il congedo spetta a mamma e papà, che siano lavoratori dipendenti, per la durata di sei mesi ciascuno entro il limite di dieci mesi tra entrambi ovvero 11 mesi se il papà ne fruisce per almeno quattro mesi (si veda box). La disciplina vigente prevede che il congedo:

a) può essere richiesto durante i primi otto anni di vita del figlio;

b) è coperto da un’indennità del 30% della retribuzione per i periodi fruiti nei primi tre anni di vita del figlio;

c) è coperto dalla stessa indennità, per i periodi fruiti tra il quarto e l’ottavo compleanno del figlio, subordinatamente a condizioni di reddito.

La riforma prevede, rispettivamente, che il congedo (nel 2015):

a) può essere richiesto durante i primi 12 anni di vita del figlio;

b) è coperto da un’indennità del 30% della retribuzione per i periodi fruiti nei primi sei anni di vita del figlio;

c) non spetta alcuna indennità per i periodi di congedo fruiti successivamente (tra il settimo e il dodicesimo compleanno del figlio).

Vittime di violenza. Novità assoluta è l’introduzione di un congedo retribuito di durata di tre mesi, a favore delle donne vittime di violenza di genere. In particolare, alle lavoratrici dipendenti, pubbliche e/o private, e alle collaboratrici a progetto, inserite in percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, a percorsi così certificati dai servizi sociali del comune di residenza o dai centri antiviolenza o dalle case rifugio, hanno il diritto di astenersi dal lavoro (sospensione del contratto, nel caso di co.co.pro.) per motivi connessi al percorso di protezione per un periodo massimo di tre mesi. Diversa è la tutela retributiva e normativa; infatti, alla lavoratrice dipendente per tutto il periodo di congedo spetta l’intera retribuzione e l’assenza non rileva ai fini dell’anzianità di servizio, della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto. Il congedo può essere fruito su base oraria o giornaliera nell’arco temporale di tre anni. La lavoratrice dipendente, infine, ha diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in tempo parziale, verticale od orizzontale, nonché al ripristino del tempo pieno, a sua richiesta.

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