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Maserati, ritorno in fabbrica per 700

Torneranno lunedì. Per molti sarà la fine di un lungo periodo di cassa integrazione: 4-5 anni a casa a 700 euro al mese senza possibilità, almeno ufficiale, di poter arrotondare. Un pezzo importante della Torino della crisi comincia dunque a vedere la fine del tunnel.
Il rientro al lavoro di 550 cassintegrati, insieme all’arrivo di 150 tute blu fino a oggi impegnate sulle linee Maserati di Grugliasco, è un segnale importante per il futuro di Mirafiori. Il più grande stabilimento italiano dell’automobile versa da anni in uno stato di semi attività dovuto alla cessazione delle precedenti produzioni con l’eccezione della Mito dell’Alfa Romeo. L’arrivo della Maserati Levante, il primo suv con il marchio del Tridente, dovrebbe essere l’inizio della ripartenza. Oggi lavorano sulla linea del suv circa 500 persone e da lunedì saranno dunque1.200. «Entro l’estate», dice il comunicato diffuso ieri dal Lingotto, l’organico salirà a circa 1.500. A quel punto rimarranno in cassa integrazione altri 1.500. Dall’inizio di ottobre per tutti scatterà la solidarietà a rotazione.
I sindacati hanno giudicato positivamente il ritorno al lavoro. Le Carrozzerie di Mirafiori hanno in organico circa 4.500 dipendenti. Una parte di questi è attualmente in trasferta al vicino stabilimento Maserati di Grugliasco. Sono circa 600 gli addetti della Mito. La ripresa produttiva partita con il suv dovrebbe proseguire, a fine 2018, con una linea Alfa Romeo per realizzare l’ammiraglia del Biscione ed eventualmente, sullo stesso pianale, un grande suv.
«Abbiamo firmato accordi con lungimiranza e ora raccogliamo i frutti», dice Dario Basso per la Uilom. Claudio Chiarle della Fim aggiunge un elemento polemico contro «questi sindacalisti della Fiom che preferivano suggerire la vendita dell’Alfa al gruppo Volkswagen». Per la Fiom torinese il rientro dei 700 lavoratori in produzione è «la prima vera salita produttiva per lo stabilimento e ora si tratterà di vedere se il mercato consentirà di incrementare ulteriormente gli organici».
Particolarmente soddisfatto «per il segnale positivo che il rientro lancia alla città e all’industria dell’auto itaiana» è il sindaco di Torino Piero Fassino, in questi giorni impegnato nel rush finale della campagna elettorale per la sua rielezione. «Abbiamo creduto in questa rinascita anche quando molti raccontavano di una Fca in fuga dall’Italia dice Fassino – e oggi siamo pronti a costruire una città sempre più accogliente per chi voglia investire nella nostra industria».
Il futuro dello stabilimento torinese di Mirafiori dipenderà anche dalle scelte che compirà nei prossimi mesi il nuovo ad di Alfa e Maserati, Reid Bigland. Bigland, succeduto ad Harald Wester, dovrà compiere le scelte sul calendario del nuovi modelli, la destinazione ai diversi stabilimenti italiani e dovrà decidere quali tra le nuove uscite dovranno slittare al biennio 2018-2020.

Paolo Griseri

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