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A marzo produzione giù del 29% È il maggior crollo di sempre

Era nell’aria, ma si tratta comunque di un tonfo “storico”. A marzo, primo mese dell’era Covid, la produzione industriale italiana è crollata del 28,4% su febbraio e del 29,3% rispetto a un anno fa. Abbiamo a che fare, come riconosce lo stesso Istat, con la maggiore diminuzione nella serie storica disponibile (che parte dal 1990), «superando i valori registrati nel corso della crisi del 2008-2009».
In picchiata tutti i settori di attività economica con picchi oltre il 50% nell’auto, nel tessile e abbigliamento, nelle pelli e accessori. Limitano i danni le industrie alimentari, bevande e tabacco. Inevitabile, considerando lo stop forzato di tantissime fabbriche. E le previsioni su aprile fanno tremare i polsi: secondo l’ufficio studi Prometeia la produzione potrebbe subire un tracollo del 45,9%, mentre la riduzione tra marzo e aprile arriverebbe al 61%. L’impatto sul Pil della sola caduta della manifattura, stima sempre Prometeia, sarà nell’ordine del 5%, cui andranno sommate le contrazioni di altri settori come quello delle costruzioni e dei servizi. Uno scenario «drammatico » non solo italiano, tanto da spingere le associazioni imprenditoriali di Italia (Confindu-stria), Germania (Bdi) e Francia (Medef) a scrivere in un appello unitario rivolto ai rispettivi governi e alle istituzioni europee, in cui si chiede «una risposta ambiziosa e senza precedenti per la ripresa, con solidarietà, sostenibilità e digitalizzazione tra le priorità. Un ampio piano per tornare a crescere e difendere la competitività delle imprese a livello globale». Ma le distanze tra Paesi restano, come rileva ancora Prometeia: la «prima informazione quantitativa dell’impatto dell’emergenza sanitaria sul settore industriale italiano risulta ben peggiore rispetto alla caduta registrata nei principali Paesi europei (-16% in Francia, — 12% in Spagna, — 9% in Germania)».
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