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Marketing leggero

Possono sempre essere detratte dalle imprese le spese catalogate come spese di marketing pubblicitario. Spetta al fisco che le disconosce dimostrare la non inerenza all’attività d’impresa.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8072 del 3 aprile 2013, ha respinto il ricorso dell’amministrazione finanziaria.

Dunque, in motivazione la Cassazione traccia la differenza fra costi di rappresentanza e costi pubblicitari. Nel primo caso, come avviene per tutte le altre spese sostenute dalla società, sarà il contribuente a dover dimostrare l’inerenza. Nel secondo, invece, l’onere della prova è ribaltato sull’amministrazione. In altre parole, spiegano i Supremi giudici, spetta al contribuente la dimostrazione dell’inerenza dell’acquisto alle finalità dell’impresa allorquando tale inerenza non risulti implicitamente dalla natura del bene acquistato.

Tuttavia, una volta collocato tale bene in una categoria giuridica, spese di pubblicità, anziché spese di rappresentanza, «incombe sulla amministrazione finanziaria fornire, eventualmente, in via di eccezione, gli elementi ai fini di una riqualificazione del costo, in difformità dalle valutazioni della società».

Ciò anche se da molto la giurisprudenza di legittimità ha affermato che «con riguardo alla determinazione del reddito d’impresa, ricade sul contribuente l’onere di dimostrare l’inerenza all’attività di impresa delle singole spese affrontate; e il giudice di merito nel valutare se questa prova sia stata fornita deve prendere in esame la funzione dei beni e dei servizi acquisiti, prescindendo dall’entità della spesa e dalla circostanza che i versamenti siano stati erogati a un soggetto diverso dal contribuente, il quale abbia a sua volta provveduto all’acquisizione dei beni o all’organizzazione dei servizi».

Dunque, nel caso sottoposto all’esame della Corte, a fronte della qualificazione di spese di natura promozionale-pubblicitaria da parte del contribuente, non è censurabile la valutazione della Ctr che, in mancanza di elementi di prova contraria da parte dell’amministrazione, ha confermato la natura pubblicitaria dei costi.

Di diverso avviso la procura generale che aveva sollecitato di accogliere il ricorso del fisco.

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