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Marketing, dati p.a. off limits

Stop al riutilizzo per marketing dei dati pubblicati dagli enti pubblici nella sezione amministrazione trasparente dei propri siti internet. Le p.a. devono inserire un avviso generale sulla riutilizzabilità solo alle condizioni di legge. È questo la prescrizione del garante della privacy che ha adottato linee guida per la pubblicazione sul web di atti e documenti amministrativi, aggiornando le misure al dlgs 33/2013 (provvedimento n. 243 del 15 maggio 2014). Il provvedimento distingue la trasparenza dalla pubblicità.

Trasparenza. Gli obblighi di pubblicazione online di dati per finalità di trasparenza sono quelli indicati nel dlgs 33/2013 e in altre leggi che si occupano delle «informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni». Le p.a. devono pubblicare online solo dati la cui pubblicazione risulti realmente necessaria. È sempre vietata, inoltre, la pubblicazione di dati sulla salute e sulla vita sessuale. I dati sensibili possono essere diffusi solo se indispensabili al perseguimento delle finalità di rilevante interesse pubblico. In particolare, può risultare utile non riportare queste informazioni nel testo dei provvedimenti pubblicati online (per esempio nell’oggetto, nel contenuto), menzionandole solo negli atti a disposizione degli uffici. Peraltro (sempre nelle pubblicazioni finalizzate alla trasparenza) se un documento va pubblicato eliminando i dati identificativi, non sempre è sufficiente siglare nome e cognome, se comunque la persona rimane individuabile in base ad altre informazioni. Quanto al riutilizzo dei dati, esso non è ammesso indiscriminatamente, ma solo alle condizioni previste dalla legge. L’obbligo previsto di pubblicare dati in formato aperto, infatti, non comporta che tali dati siano anche dati aperti. A questo proposito il garante richiama le pubbliche amministrazioni a inserire nella sezione denominata «Amministrazione trasparente» dei propri siti web istituzionali un alert generale con cui si informi il pubblico che i dati personali pubblicati sono «riutilizzabili solo alle condizioni previste dalla normativa vigente sul riuso dei dati pubblici», in termini compatibili con gli scopi per i quali sono stati raccolti e registrati, e nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali».

Il garante dichiara, quindi, illecito riutilizzare a fini di marketing o di propaganda elettorale i recapiti e gli indirizzi di posta elettronica del personale della p.a. oggetto di pubblicazione obbligatoria. Quanto alla durata della pubblicazione dei documenti, il garante individua un limite ulteriore: i dati devono essere oscurati, anche prima del termine di cinque anni, quando sono stati raggiunti gli scopi per i quali essi sono stati resi pubblici e gli atti stessi hanno prodotto i loro effetti. Inoltre, l’obbligo di indicizzare i dati nei motori di ricerca generalisti è limitato ai soli dati tassativamente individuati dalle norme in materia di trasparenza. Non possono essere indicizzati i dati sensibili e giudiziari. Se le p.a. intendono pubblicare dati personali ulteriori devono procedere prima all’anonimizzazione.

Pubblicità. Gli obblighi di pubblicità online di dati sono contenuti in norme speciali come le pubblicazioni ufficiali dello stato, le pubblicazioni di deliberazioni sull’albo pretorio online degli enti locali o di altri enti, la pubblicazione degli atti concernenti il cambiamento del nome, la pubblicazione della comunicazione di avviso deposito delle cartelle esattoriali a persone irreperibili, la pubblicazione dell’elenco dei giudici popolari di Corte d’assise. Per questa seconda categoria non scattano le disposizioni del dlgs 33/2013. Oltre ai principi generali, il garante impone di inserire all’interno del documento di «dati di contesto» (come la data di aggiornamento, periodo di validità). Va evitata l’indicizzazione tramite motori di ricerca generalisti, privilegiando funzionalità di ricerca interne ai siti web delle amministrazioni. Deve essere evitata la duplicazione massiva dei file.

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