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Marino: “Cda Acea attaccato alla sedia”

ROMA – Volano gli stracci in casa Acea. Il braccio di ferro sulla riduzione del cda e dei compensi che vede contrapposto l’azionista di controllo Campidoglio ai due principali soci privati, Caltagirone e Suez, si è ormai trasformato in una guerra che rischia di finire in tribunale. Come anche la Consob, dopo l’ennesimo scontro, ha certificato.
Per il sindaco di Roma è diventata una questione di principio. Non ci sta più, Ignazio Marino, a farsi menare per il naso dai manager e dagli azionisti di minoranza, con cui da settimane tratta in gran segreto per ottenere ciò che chiede. Per cui, quando lunedì il board ha convocato per il 5 giugno — con oltre un mese di ritardo rispetto alle sue indicazioni — l’assemblea dei soci che avrebbe dovuto ratificare i tagli, non ci ha visto più. Ha imbracciato l’artiglieria pesante e ha fatto fuoco. Prima ha inviato una diffida al presidente del collegio sindacale perché garantisca l’immediata celebrazione dell’assemblea, comunque non oltre il 6 maggio. Quindi in un video su Facebook ha esortato a non dare «la sgradevole sensazione che ci sono 9consiglieri che vogliono rimanere imbullonati alle loro poltrone e ai loro salari». Quasi 700mila euro per l’ad Paolo Gallo; 408mila il presidente Giancarlo Cremonesi; 260mila il presidente del collegio sindacale Enrico Laghi. «Emolumenti in linea con il mercato che però non si giustificano, visto che Acea opera in un regime garantito e non di mercato», spiega l’avvocato Gianluigi Pellegrino, consulente del sindaco. «Il contratto di servizio sull’illuminazione pubblica e la concessione idrica a canoni irrisori sono infatti affidamenti senza gara e in regime di monopolio che garantiscono introiti elevatissimi. Vale lo stesso discorso che il governo sta facendo con Ferrovie».
A ogni modo è dal 3 marzo che Marino aspettava dal cda una risposta sull’assemblea. Nel frattempo ha fatto il giro delle sette chiese per tentare di trovare un accordo con i privati, determinati a fare muro per paura di perdere peso: vari incontri con Francesco Gaetano Caltagirone (con cui una mezza intesa pareva raggiunta: via il presidente e riconferma dell’ad); persino una trasferta a Parigi da Jean-Louis Chaussad, ceo di Suez Environnement. Ma le posizioni sono rimaste distanti. Neppure lo sfavillante piano industriale presentato da Gallo — 2,4 miliardi di investimenti, di cui 1,3 sulle reti idriche — lo ha convinto a retrocedere. Una guerra su cui ora le opposizioni capitoline chiedono al sindaco di riferire in aula. Il Pd non ha firmato, ma i mal di pancia — anche nel partito di Marino— sono forti.
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