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Margini a Madrid sul deficit

di Beda Romano

L'Eurogruppo ha concesso ieri alla Spagna di sforare il proprio obiettivo di bilancio per il 2012, pur mettendo in guardia il paese di riportare il disavanzo al 3,0% del prodotto interno lordo nel 2013. La scelta è il frutto di un compromesso che tiene conto della drammatica disoccupazione spagnola. Sul fronte greco, i ministri hanno confermato il via libera al nuovo pacchetto di aiuti da 130 miliardi di euro, anche se il benestare definitivo dovrebbe giungere domani.
«Accogliamo positivamente l'impegno della Spagna di raggiungere un deficit pubblico del 3% del prodotto interno lordo nel 2013», ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker a conclusione della riunione. In un comunicato, i ministri finanziari della zona euro hanno preso atto del «sostanzioso buco di bilancio» nel 2011, e hanno quindi concesso al paese mediterraneo di sforare l'obiettivo di bilancio del 2012 di quasi l'1 per cento.
All'inizio del mese, la Spagna ha sorpreso i propri partner annunciando una revisione al rialzo dell'obiettivo di deficit per il 2012, dal 4,4 al 5,8% del prodotto interno lordo. Il premier Mariano Rajoy ha giustificato la scelta notando il pessimo andamento dell'economia spagnola. Nel suo comunicato, l'Eurogruppo ha chiesto alla Spagna di ridurre il deficit dello 0,5% del Pil, dal 5,8% stimato, con l'impegno quindi di portare il disavanzo al 5,3%, rispetto al 4,4% previsto in precedenza.
Il governo Rajoy è riuscito a convincere i suoi partner della necessità di dare alla Spagna margine di manovra. Il ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos aveva incontrato ieri prima della riunione il suo omologo Wolfgang Schäuble. Quest'ultimo aveva notato pubblicamente che il paese mediterraneo ha fatto «grandi progressi». E aveva aggiunto: «La vedono così anche i mercati finanziari». Secondo l'entourage del ministro tedesco, si è trattato di «un buono scambio di vedute».
Dietro al compromesso raggiunto ieri sera a Bruxelles c'è il tentativo di conciliare diverse valutazioni. Da un lato, c'è comprensione per la difficile situazione spagnola (che sta facendo i conti con una disoccupazione del 23%). Dall'altro, c'è il timore di mettere in forse le nuove norme di disciplina di bilancio. La zona euro si è appena dotata di un trattato che impone ai paesi di introdurre la regola del pareggio di bilancio nelle proprie legislazioni.
La questione spagnola incrocia quella greca. Ieri i governi della zona euro hanno rinviato (ancora una volta) la decisione formale sul via libera al secondo piano di aiuti alla Grecia. «Non ci sono dubbi» sul principio, ha rassicurato Schäuble ieri pomeriggio prima della riunione dell'Eurogruppo. «Il secondo programma per la Grecia sarà firmato nel corso della settimana». Ragione ufficiale: è necessario un passaggio parlamentare in alcuni paesi.
I direttori del Tesoro degli stati membri della zona euro dovrebbero riunirsi in teleconferenza domani per firmare il via libera definitivo. Nel contempo giovedì il consiglio di amministrazione del Fondo monetario internazionale dovrebbe dare il suo benestare alla proposta del direttore generale Christine Lagarde di un contributo pari a 28 miliardi. La partecipazione è proporzionatamente inferiore a quella offerta in occasione del primo paracadute greco.
Juncker ha ammesso che la zona euro è «dipendente» della scelta dell'Fmi, ma si è detto certo che nel board del Fondo vi sia una «schiacciante» maggioranza a favore del secondo pacchetto, tenuto conto anche del fatto che le ultime stime mostrano un debito greco al 117% del Pil nel 2020, anziché al 120%. In questo contesto, l'Eurogruppo discuterà del potenziamento del fondo di stabilità Esm a fine mese. Il commissario agli affari economici Olli Rehn si è detto «fiducioso» su un accordo.
Rehn ha ribadito più volte l'importanza di rafforzare l'Esm che secondo molti in Europa dovrebbe avere una dotazione di 750 miliardi di euro (e non di 500 miliardi). Un'intesa su questo fronte è stata bloccata finora dalla Germania. Le misure di risanamento decise da molti paesi, «specialmente Italia e Spagna», hanno avuto un impatto positivo sui mercati finanziari, ha detto il commissario, ma «non siamo ancora fuori pericolo».

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