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Margine di interesse ridotto del 3% nei primi 9 mesi

Nei primi nove mesi del 2017 le prime dieci banche italiane hanno registrato un utile netto complessivo di circa 11 miliardi, contro gli 1,8 miliardi dello stesso periodo del 2016. Ma non bisogna lasciarsi ingannare da questo boom, riconducibile a una serie di una tantum da operazioni di consolidamento, fusioni e acquisizioni, bad-will. Il margine di interesse, che è la prima linea dei ricavi, nei primi tre trimestri di quest’anno è calato del 3% rispetto allo stesso periodo del 2016, perché il sistema bancario italiano è ancora alle prese con il peggioramento della qualità dell’attivo e la cessione dei NPLs, volumi modesti dell’attività tradizionale di erogazione del credito, forte concorrenza e tassi bassi.
È questa la fotografia scattata da DBRS nel suo commento sul sistema bancario italiano, pubblicato oggi. I rating DBRS sono prevalentemente stabili: Bnl (A high), Intesa (BBB high), Ubi (BBB), Bpm , Banca Sella, Pop Alto Adige (BBB low), Creval (BB) Mps (B high).
Sulla base dei risultati delle prime dieci banche italiane (Intesa, Unicredit, Bpm, Mps, Ubi, Bper, Credem, Carige, Creval e Popolare Sondrio), DBRS avverte gli investitori in questo rapporto che la trasformazione del sistema bancario italiano è in corso e continuerà nel 2018. «Dopo l’annus horribilis 2016, il sistema si è stabilizzato nel 2017 grazie anche alle operazioni Unicredit e MPs – sostiene Nicola De Caro, analista per le banche di DBRS – ma la trasformazione è ancora in atto e durerà anche nel 2018». Le banche italiane continuano a essere sotto pressione per questi fattori, «la riclassificazione dei crediti deteriorati ha un impatto sulla qualità dell’attivo e produce meno margine sugli interessi; il contributo degli interessi sui titoli di Stato è in calo; la concorrenza è in ascesa; l’attività di erogazione del credito resta debole; il costo del credito rimane elevato; dall’altro lato i ricavi da commissioni, per esempio la gestione della ricchezza della clientela e l’offerta di servizi assicurativi di protezione, stanno aumentando. Durante il 2017 per la prima volta in alcune banche i ricavi da commissione hanno superato il margine d’interesse», spiega De Caro.
La trasformazione è un processo di ristrutturazione che passa per la riduzione del numero delle filiali e del personale; i costi operativi sono tuttavia ancora lievemente in aumento (+1% nei primi nove mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo 2016) perché le banche stanno investendo in nuove tecnologie, nella compliance. E la chiusura delle filiali inizialmente ha un costo che richiede tempo prima di trasformarsi in un risparmio. Sulla redditività, inoltre, DBRS ricorda come pesi negativamente la riduzione dei crediti deteriorati tramite la cessione delle sofferenze perché comporta aumenti di capitale. In aggiunta e in prospettiva, sul costo del credito e sulla redditività potrà avere un impatto negativo l’adozione dei nuovi criteri contabili IFRS9 e altri requisiti patrimoniali che potenzialmente potrebbero essere richiesti dalla Bce.
Sul fronte dei crediti deteriorati, DBRS riconosce lo sforzo fatto nei primi nove mesi del 2017, con lo stock al lordo delle rettifiche calato da 246 a 218 miliardi: una riduzione che scende a 101 miliardi per lo stock dei crediti deteriorati al netto delle coperture. Per le dieci banche prese in esame, il rapporto crediti deteriorati/impieghi è migliorato dal dicembre 2016 al settembre 2017 per lo stock lordo da 17,9% a 15,7% e stock netto da 9,5% a 8 per cento. Il target per il sistema bancario è di scendere per il 2020 sotto il 10% per i crediti deteriorati lordi, dall’attuale 15,7 per cento.

Isabella Bufacchi

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