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Marchionne sblocca l’impasse Maserati

Sergio Marchionne decide di chiudere di persona il duro scontro con i sindacati della fabbrica Maserati di Grugliasco. E lo fa a suo modo, con un volo improvviso ieri mattina da Detroit a Torino — da cui è ripartito in serata — per incontrare direttamente nello stabilimento di Grugliasco i delegati sindacati (tranne la Fiom, che non ha firmato i contratti) e i «team leader», cioè i responsabili delle varie squadre di operai sulle linea, in totale circa 200 persone su poco più di duemila lavoratori dello stabilimento. Un autentico blitz, quello dell’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, con l’obiettivo di stemperare le tensioni, dopo la lettera aperta scritta giovedì scorso dal capoazienda a tutti i lavoratori del gruppo in risposta al blocco degli straordinari deciso dai sindacati e dopo lo sciopero di un’ora indetto dalla Fiom a Grugliasco. 
In particolare, a raffreddare il clima è stata la decisione presa ieri da Marchionne di sbloccare il trasferimento a Grugliasco di 500 lavoratori di Mirafiori attualmente in cassa integrazione, che era stato congelato in reazione alle proteste dei lavoratori. In serata è arrivato l’apprezzamento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso per la «scelta positiva» di Marchionne, che «conferma l’aumento dei volumi di produzione della Maserati ma soprattutto sgombra il campo da una dichiarazione che ci era sembrata volutamente ritorsiva». Camusso l’aveva definita a caldo «una scelta pericolosa». Più dura invece la Fiom, esclusa dall’incontro: Marchionne «ha perso l’occasione di essere l’amministratore delegato di tutti», ha commentato Michele De Palma, responsabile Fiat del sindacato.
Il top manager, arrivato ieri attorno alle 13 a Grugliasco accompagnato dal responsabile degli stabilimenti europei di Fiat Luigi Galante, ha voluto rendersi conto di persona — mossa inusuale per il capo di una multinazionale — del clima nello stabilimento, che con la produzione della Ghibli e della Quattroporte è uno dei punti di forza della strategia Fiat della crescita attraverso i prodotti «premium», che garantiscono margini più alti. Marchionne ha voluto rassicurazioni dai lavoratori sulla loro adesione al progetto («ci credete, volete andare avanti?») ma ha anche voluto rendersi conto di persona delle difficoltà dei lavoratori dell’azienda. Nelle scorse settimane, per far fronte alla forte domanda del mercato, i sindacati avevano accettato un allungamento a 12 turni settimanali insieme con l’arrivo dei 500 da Mirafiori. In ballo c’è anche la discussione sul nuovo contratto: Fiat propone 250 euro contro il 280-300 chiesti dai sindacati.

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