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Marchionne: sarà crisi fino al 2014

MILANO — La luce alla fine del tunnel? «Ho paura che sia quella di un treno». È andato giù pesante l’amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, in Serbia per incontrare il governo locale nello stabilimento di Kragujevac. L’immagine macabra per l’industria italiana non poteva certo rimanere senza reazioni. Anche perché a guardare i dati del settore (e non solo) si direbbe che lo scontro con il treno lo abbiamo già subito. «Non sono mai stato un estimatore di Marchionne» gli ha risposto a distanza l’ex premier, Massimo D’Alema, che nel corso di un intervento della Festa Democratica a Reggio Emilia si è incaricato di dare il rimpallo «politico» lasciando intendere che secondo lui, dietro il pessimismo marchionniano, c’è una strategia: «Ha portato una logica di estrema conflittualità e non ha mai portato avanti un programma industriale. Non si può fare industria in Italia? Ci sono fior di imprenditori che fanno industria e competono nel mondo». Poi ha concluso, caustico: «Un grande imprenditore italiano mi ha detto che Steve Jobs vestiva con i blue jeans e ha conquistato il mondo. Marchionne forse dovrebbe togliere il pullover e rimettersi la cravatta».
Per essere un «non-giudizio» è stato duro anche l’affondo di Cesare Romiti dalle telecamere di Sky Tg24 Economia. Per i marchi italiani «la prima cosa da fare sono macchine buone, che il mercato richiede a prezzi giusti». Su Fiat, ha concluso, «non esprimo giudizi, il giudizio lo esprime il mercato ed è talmente chiaro. In Europa c’è una crisi dell’auto ma ci sono case che pur in difficoltà vanno avanti lo stesso».
Per il Lingotto le soddisfazioni comunque non mancano fuori confine. Al boom di produzione e vendita in Brasile con la riconquista della leadership nel Paese sudamericano, ieri si è aggiunto il risultato della Chrysler che in agosto ha fatto registrare vendite pari a 148.472 unità, con una crescita del 14% sullo stesso periodo del 2011. Per la casa automobilistica del gruppo Fiat si tratta del miglior agosto dal 2007 e del ventinovesimo mese consecutivo di crescita. In Canada il +9% di agosto è stato il 33esimo aumento di fila. Non è un caso che lo stesso Marchionne ha annunciato ieri che la nuova 500L — proprio quella prodotta in Serbia che ieri il manager ha definito «la migliore auto che abbiamo mai fatto» — sarà presentata al salone di Detroit a gennaio e messa in vendita da metà 2013. «Probabilmente la vedremo nei concessionari in America entro giugno 2013» ha detto.
In Italia il nuovo modello sarà in vendita a partire dal 22 settembre. «Siamo tranquilli con i numeri che abbiamo dato», ha aggiunto parlando della produzione attesa nell’impianto serbo. Lo stabilimento in Serbia ha una capacità produttiva di 200.000 veicoli. Marchionne ha visitato l’impianto di Kragujevac con il presidente serbo Tomislav Nikolic. La visita dell’ad Fiat segue l’accordo raggiunto la scorsa settimana tra la casa automobilistica e il governo serbo per il riscadenziamento dei pagamenti dovuti a Fiat per la joint-venture sull’impianto di Kragujevac.
La joint-venture è controllata al 67% da Fiat e al 33% dal governo serbo. L’impianto ha aperto i battenti il 14 aprile. La Serbia pagherà 50 milioni di euro, il 55% dei 90 milioni che deve a Fiat quest’anno, a settembre dopo la revisione del budget 2012, e 40 milioni nel 2013. «Terremo fede a tutti i nostri impegni», ha dichiarato Nikolic. «Entro fine anno pagheremo i 50 milioni e il resto entro marzo 2013».
Tornando alla lettura della crisi in corso il manager ha aggiunto che la luce in fondo al tunnel si vedrà quando i problemi dell’Unione Europea verranno risolti in maniera collettiva e non per singoli Paesi». «Molto — ha sostenuto — dipende dai governanti europei». Per assistere a un cambio di rotta del mercato dell’auto bisognerà attendere almeno il 2014, in quanto «i numeri dei prossimi 18 mesi saranno in peggioramento».
Se è il treno della crisi duplice di cui parla Marchionne, possiamo solo sperare che deragli.

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