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Marchionne: rispetteremo i target

La Fiat delude le attese e perde colpi in Borsa. I risultati del 2° trimestre 2014 approvati ieri dal consiglio d’amministrazione presieduto da John Elkann vedono un aumento dei ricavi consolidati di circa 1 miliardo di euro rispetto allo stesso periodo del 2013 (23,3 miliardi rispetto a 22,3) ma un calo dell’utile operativo (Ebit) a 961 milioni di euro da 1,073 miliardi di un anno prima (gli analisti si attendevano un valore leggermente superiore al miliardo). L’Ebitda (Mol) cala leggermente a 2,152 miliardi (da 2,233), mentre l’utile netto è più che dimezzato da 435 a 197 milioni.
Il primo semestre dell’anno chiude con ricavi a 45,4 miliardi (+8,2%), utile operativo a 1,231 miliardi (-26%), utile netto quasi azzerato a 24 milioni dai 466 di un anno prima. Al netto delle componenti straordinarie di reddito, l’Ebit semestrale è stato di 1,6 miliardi; Fiat ha confermato ieri l’obiettivo di 3,6-4 miliardi per l’intero 2014, che presuppone quindi un’accelerazione nella seconda metà dell’anno. «Non è certo un obiettivo prudente» ha detto agli analisti Sergio Marchionne, che ha confermato anche gli altri target 2014: ricavi a 93 miliardi e utile netto a 600-800 milioni.
Il mercato ha punito il calo di redditività e ha spedito il titolo Fiat al ribasso (-2,1% a 7,45 euro) nonostante il debito industriale netto sia sceso più del previsto: 9,7 miliardi di euro dai 10 di fine marzo, grazie a un free cash flow positivo per 600 milioni.
I risultati trimestrali vedono luci e ombre. L’area Nafta, che comprende il grosso delle attività di Chrysler, ha visto per esempio un calo dell’utile da 733 a 598 milioni di euro nonostante un aumento dei ricavi da 11,5 a 12,2 miliardi. L’azienda spiega la minore redditività in parte con componenti atipiche (circa 60 milioni), in parte con l’effetto cambi (30 milioni), per il resto con «maggiori costi per incentivi alle vendite». Si confermano le difficoltà in America Latina (62 milioni di utile contro 224), che torna però in nero dopo un primo trimestre in passivo. Positivi il dato europeo (si veda l’articolo in pagina) e quello dell’Asia Pacifico, che con ricavi a quota 1,5 miliardi (da 1,1) contribuisce con un utile di 106 milioni (da 88).
Prosegue la crescita dei marchi di lusso, che grazie al balzo di Maserati hanno quasi raddoppiato i ricavi (da 885 milioni a 1,4 miliardi) con un Ebit di 166 milioni; le consegne della Maserati hanno sfiorato le 10mila unità nel trimestre (9.500) e arriveranno a 37-38mila nel 2014, ha detto Marchionne. Fiat ha anche ritoccato al rialzo i target di consegne per l’intero 2014 a 4,7 milioni di veicoli rispetto ai 4,5-4,6 precedenti e ai 4,4 del 2013.
Nella conferenza telefonica gli analisti hanno chiesto lumi sulla situazione finanziaria e su eventuali operazioni straordinarie. «Siamo aperti a discutere con tutti, ma faremo annunci quando avremo qualcosa da annunciare» ha risposto Marchionne, che a domanda sulla possibile cessione di Alfa Romeo ha risposto ribadendo «l’impegno a sviluppare Alfa». Il manager ha detto che «se crediamo nei numeri del piano, in particolare nell’azzeramento del debito per il 2018, sarebbe quasi un delitto aumentare il capitale ora». Certo, sarebbe un delitto farlo con la fusione Fca alle porte e il conseguente diritto di recesso. Ma «dovremo occuparci della questione dopo la fusione».
Sarà l’assemblea straordinaria dei soci di domani che dovrà approvare la fusione con Fiat Chrysler Automobiles, il trasferimento della sede sociale in Olanda e del domicilio fiscale in Gran Bretagna. Ieri Marchionne ha avvertito «chi pensa di fare arbitraggi sul titolo» che «la condizione che abbiamo posto, di non spendere più di 500 milioni di euro per il diritto di recesso e quelli dei creditori, non è modificabile: se la soglia viene superata, la fusione salta». Se l’operazione andrà in porto, la quotazione a Wall Street arriverà entro metà ottobre. Al più tardi nel 2016 arriverà anche, con ogni probabilità, il bilancio in dollari e secondo i criteri contabili Usa – ha detto il Cfo Richard Palmer.

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