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Marchionne resterà almeno fino al 2017

DETROIT – Sarà Sergio Marchionne a gestire fino a fine decennio la nuova società che nasce in queste settimane dalla fusione tra Fiat e Chrysler: «Marchionne resterà al suo posto almeno fino alla fine del piano triennale che presenteremo a maggio», conferma in conferenza stampa John Elkann, presidente «particolarmente felice» per l’acquisizione di Chrysler. «Arrivare a Detroit era il sogno di mio nonno e del nonno di mio nonno», dice ricordando insieme l’Avvocato e il fondatore della Fiat, Giovanni Agnelli. Come si tradurrà in realtà quel sogno, che cosa resterà delle radici italiane nella nuova società lo scopriremo il 29 gennaio al termine del consiglio di amministrazione del Lingotto. Marchionne fornisce alcune anticipazioni. «Non nascerà una società nuova. La società c’è già, è la Fiat che ha acquistato la Chrysler. Valuteremo tempi e modi per portarla a Wall Street». Servirà un convertendo per i nuovi modelli che realizzerete? «È una delle ipotesi ma non l’abbiamo sposata». Si dovrà decidere in fretta anche il nome della società nuova che sbarcherà alla Borsa di New York: «Posso dire con assoluta certezza che avrà al suo interno sia Chrysler che Fiat». Più probabilmente sarà un nome completamente nuovo (c’è chi ipotizza «motor company») con Fiat e Chrysler nella dicitura. Più complessa la discussione sulla sede centrale, il cosiddetto quartier generale. Anche questa decisione verrà annunciata il 29 gennaio. In Italia i vertici del Lingotto hanno sempre detto che «una società globale non ha un solo quartier generale ma diverse sedi continentali ugualmente importanti ». Ieri, rispondendo alle domande dei giornalisti americani, Marchionne ha detto che «certamente Detroit potrebbe avere le caratteristiche per diventare il quartier generale del nuovo gruppo». Solo nelle prossime settimane capiremo se si è trattato di una semplice dichiarazione ipotetica o se invece era l’anticipazione di una scelta.Qualche certezza è venuta sulle produzioni italiane. «Il piano industriale lo presenteremo il 2 maggio», ha detto l’ad ironizzando sul fatto che «il giorno prima, il primo maggio, si riunirà il consiglio di amministrazione». «Fino a quando io sarò ammini-stratore delegato — ha aggiunto — tutte le Alfa saranno prodotte in Italia». Affermazione importante perché potrebbe dare certezze alle missioni dei diversi stabilimenti della Penisola. I rapporti con l’Italia rimangono quelli scelti con l’arrivo di Marchionne nel 2004: «Negli ultimi dieci anni — dice John Elkann — abbiamo avuto un rapporto costruttivo con la politica italiana: Fiat ha investito e non ha chiesto aiuti». E quando si chiede a Marchionne se teme una nuova instabilità politica, l’ad mostra meno apprensione di un tempo: «Come azienda abbiamo attraversato turbolenze peggiori ». In sostanza, più la Fiat diventa globale, meno dipende dalla politica italiana.Quanto diventerà ancora globale la Fiat? A quali ulteriori alleanze pensa? «Si fanno tanti nomi, compresi quelli di Suzuki e Peugeot ma non c’è nulla di deciso, parliamo con tutti», dice Marchionne ai giornalisti italiani. A quelli americani smentisce l’ipotesi Peugeot ma non la esclude del tutto. In tanto parlare di futuro, il presente di Fiat-Chrysler in Usa è la nuova 500c, l’auto destinata alla classe media che domina lo stand del Motor Show: dal suo successo dipende buona parte delle vendite dei prossimi anni.

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