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Marchionne resta fino al 2018 “Fca venderà 6 milioni di auto”

TORINO – La Fiat ha l’obiettivo di «superare i 6 milioni di auto vendute nel 2018». Un risultato che ritiene «di poter realizzare da sola», senza l’intervento di ulteriori alleanze. Questo non significa che quelle alleanze non ci potranno essere ma, nel caso, che dovrebbero consentire al gruppo di andare molto oltre i 6 milioni di auto vendute. Risponde così Sergio Marchionne alle domande degli azionisti nell’ultima assemblea che si tiene a Torino prima del trasferimento della sede legale ad Amsterdam. E nel fare la sua previsione sulle vendite fornisce una seconda notizia: il piano prodotti che illustrerà a Detroit il 6 maggio prossimo durerà cinque anni e non tre. L’ad dunque rimarrà alla guida operativa della Fiat almeno fino al 2018 e traghetterà la società che nascerà dalla fusione con Chrysler, la Fca, in tutta la fase di transizione. A partire dalla quotazione a New York, «entro fine anno», con l’ingresso di nuovi capitali. Anche BlackRock? «Sarebbero i benvenuti».
Il programma di lavoro è impegnativo: «So che dobbiamo recuperare il terreno perduto in Asia, in particolare in Cina, dove nei prossimi giorni conto di fare un annuncio», dice l’ad. Recuperare l’Asia e far rendere l’Europa sono i due pilastri del programma di lavoro che Marchionne illustrerà a Detroit e che dovrebbe avere conseguenze importanti in Italia: «Ripeto che in Italia non ci saranno eccedenze e che il piano prevede di far ripartire tutti gli stabilimenti». Il presupposto è la ripartenza di Alfa Romeo come sta facendo Maserati: «Mio nonno sarebbe orgoglioso – dice John Elkann – se vedesse le Maserati prodotte a Torino invadere i mercati del mondo». E’ la risposta alla domanda di chi gli chiedeva se l’Avvocato non sarebbe dispiaciuto di vedere l’assemblea Fiat lasciare Torino. Una della conseguenze del trasferimento è probabilmente la fine dei match con i piccoli azionisti. Uno di questi, Marco Bava, è stato allontanato dalla sala per aver tentato di proseguire il suo intervento finiti i 5 minuti a sua disposizione. In serata Bava ha ottenuto la solidarietà del leghista Mario Borghezio.
Ma il cuore della conferenza stampa di Elkann è stata la strategia del Lingotto in Rcs: la partecipazione Rcs «rimarrà in Fiat, non sarà trasferita in Exor nemmeno dopo la fusione con Chrysler». Dunque nessun disimpegno del Lingotto. Anzi. SCOTT Jovane rimarrà alla guida di Rcs almeno fino al 2015. Perché, dice John Elkann, «siamo intervenuti per salvare la società dal fallimento e dai giorchiara: ni dell’aumento di capitale il titolo ha guadagnato il 40% in Borsa. Certi risultati che ci attendevamo per il 2014 saranno già raggiunti quest’anno. Dunque è giusto andare nella direzione intrapresa» e anche «confermare la fiducia negli attuali vertici». Il prossimo anno, fanno capire a Torino, si discuterà invece di governance. La linea del Lingotto sembra dunque non farsi deviare dalle polemiche di questi mesi. Nemmeno dalla gaffe di Jovane sui bonus: l’idea che l’ad di una società percepisca premi quando riduce gli organici è piuttosto contraddittoria e non per caso ha scatenato la rivolta nell’editrice fino a costringere l’ad a ritirarla. Ma chi valutasse l’operato di Jovane da questi particolari, sostenevano ieri gli ambienti Fiat a margine dell’assemblea, sbaglierebbe il bersaglio: «Non si può confondere il dito con la Luna. La Luna sono i bilanci di una società che rischiava di portare i libri in tribunale e che oggi invece viaggia verso il break even». Nemmeno a Torino hanno gradito la gaffe di Jovane. Elkann dice poi che gli Agnelli non intendono «fare nuovi investimenti in Rcs». Di conseguenza lasceranno diluire la partecipazione quando verranno trasformate le azioni di risparmio in ordinarie. L’attuale 20% del Lingotto scenderà al 16% e il 9% di Diego Della Valle scenderà al 7,2 se il patron della Tod’s non deciderà di investire. Sui rapporti burrascosi tra Della Valle e Elkann nessuno a Torino si esprime ufficialmente. Ma al Lingotto sembrano apprezzare il fatto che recentemente si sia attenuata la vis polemica dell’imprenditore toscano. In questo senso va letto anche un passaggio di Elkann: «Siamo favorevoli alla scelta del cda di dare più spazio agli azionisti di minoranza ». Se non la pace, l’inizio di una tregua?
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