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«Marchionne resta fino al 2019»

Si fa «un po’ di confusione» sulle date, osserva John Elkann, per cui è il caso di rifare il punto. Ossia: come Sergio Marchionne ha detto e ripetuto, «rimarrà in Fiat Chrysler Automobiles fino al completamento del piano industriale al 2018». Dunque fino alla chiusura anche formale di quell’esercizio. Quindi fino all’approvazione del relativo bilancio. E poiché l’atto spetta all’assemblea, è evidente che l’amministratore delegato «non lascerà prima del 2019». Aprile o giù di lì.

È un’agenda già annunciata. Se adesso, appena archiviato l’appuntamento annuale con i soci della controllante Exor, il presidente della holding e della stessa Fca sente la necessità di riprecisarla, forse quel «po’ di confusione» (oggettivo) c’entra solo in parte. La questione vera rimane il consolidamento. D’accordo: più di una volta, dopo i no di Gm, Marchionne ha buttato lì dei «non sarò io a fare il merger». E’ chiaro però che in tre anni avrebbe tutto il tempo. E, volendo, ci sarebbe già anche qualcuno sul mercato. L’ha appena scritto «Les Echos»: il governo francese starebbe pensando di uscire da Psa. Potrebbe essere Fca, a comprare? La risposta di Elkann è «no». Educato, ma un «no». Soft, all’inizio: «Siamo focalizzati sul piano industriale». Più netto subito dopo: «Se si presentassero opportunità le valuteremmo», certo. Solo che per il Lingotto non è questo il caso : «Pensiamo a operazioni tali da cambiare realmente le dimensioni. Psa non rientrerebbe in questo contesto» (e su Gac: «Con loro abbiamo solo contatti per aumentare la presenza di Fca in Cina»).

Fine del capitolo «fusione» (per ora). Non del tema «auto». Per la sua assemblea – la prima dopo i 6,7 miliardi di dollari investiti per il 100% di PartnerRe, da cui è atteso un ritorno annuo sul capitale dell’8-10% per i prossimi dieci anni – Exor quest’anno ha scelto Arese. Museo Storico. Alfa Romeo. La ragione è semplice: appoggiare il rilancio del brand. Difficile, complicato (vedi i ritardi nella tabella di marcia e il fresco passaggio della guida da Harald Wester a Reid Bigler). Elkann però ci scommette: «È un marchio forte almeno quanto Jeep. Siamo orgogliosi di sostenere Fca in questo bellissimo progetto». Principio che naturalmente, aggiunge, vale per tutte le attività in portafoglio. Editoria compresa, e non solo quella globale dell’Economist. Il plenipotenziario di casa Agnelli cita la fusione della «loro» Stampa con Repubblica, commenta le due offerte per Rcs Mediagroup dopo l’uscita di Torino («Oggi Rcs la vogliono in tanti ed è positivo. Rimpianti? Nessuno». La quota di Exor è scesa «all’1,74%», «continuiamo a vendere sul mercato») e conclude: «Tutto ciò vuol dire che il settore ha prospettive positive anche in Italia. O almeno: che molti pensano che le abbia». Lui, a quanto pare, è tra quelli .

Raffaella Polato

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