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Marchionne ottimista “Nessuna area in perdita la vera incognita è l’Asia”

Nell’alternativa tra remunerare il capitale e destinare gli utili agli investimenti, Fca ha scelto la seconda strada. Nel primo pomeriggio di ieri il mancato dividendo ha fatto mugugnare la Borsa ma non si è trattato di un’arrabbiatura seria. Un po’ perché è diversi anni che il Lingotto non distribuisce dividendi e non si tratta dunque di una clamorosa novità, E un po’ perché il parco buoi non può certo lamentarsi di un titolo che ha raddoppiato il suo valore negli ultimi sei mesi e che per questo ha offerto infinite possibilità di speculazione ai suoi detentori. Così a fine seduta le azioni Fca hanno ripreso a correre nonostante l’intonazione negativa della giornata. La scelta di destinare gli oltre 600 milioni di utili agli investimenti dice dell’urgenza per gli Agnelli e per Marchionne di arrivare al 2018 rispettando il piano annunciato del marzo scorso. Piano dagli obiettivi ambiziosi che si riassumono nello slogan «zero debito e zero disoccupati» con 7 milioni di auto vendute nel mondo. I risultati del 2014 fanno capire che quell’obiettivo è ancora lontano ma non distantissimo come sembrava 12 mesi fa. «Nel 2014 abbiamo messo insieme i pezzi di un grande gruppo quotato a New York», ha sintetizzato Marchionne in conference call. Sottolineando però che «nel 2015 tutte le regioni del gruppo saranno in nero» e aggiungendo: «Negli ultimi cinque anni sono stato molto pessimista. Oggi non stappo champagne sull’Europa ma guardo al futuro con ottimismo». A dicembre prossimo, insomma, anche il Vecchio Continente, finora la cenerentola tra le diverse aree del vasto impero di Fca, comincerà a produrre utili. Spinta certamente dalle performance del lusso, Maserati in testa, ma anche dal successo della piccola Jeep Renegade prodotta a Melfi e, sperano al Lingotto, dai primi effetti del successo del rilancio di Alfa. Quel rilancio che costerà 5 miliardi in tre anni e che è stato richiamato ieri a spiegare i motivi del mancato dividendo.

Se la ripartenza del Biscione è la chiave per tornare alla piena occupazione negli stabilimenti italiani (in particolare quelli di Cassino e Mirafiori mentre Melfi ci riuscirà già nel prossimo autunno), a destare qualche preoccupazione sono le regioni asiatica e latino-americana. Fino a quando in Asia non partiranno a pieno ritmo gli stabilimenti per produrre le Jeep, sarà difficile avere una presenza robusta su quello che è ormai diventato il mercato più importante del mondo. Marchionne ammette che per Fca «l’area Asia Pacifico è quella più problematica». Mentre in America Latina le vendite dovrebbero riprendere dopo la partenza della produzione del nuovo stabilimento di Pernambuco, in Brasile, che dovrebbe partire a marzo.
Tutte le tessere sembrano dunque andare al loro posto, sia pure con qualche difficoltà. Come i problemi legati alla quotazione di Ferrari a Wall Street, inizialmente prevista per metà giugno e che invece ieri l’ad ha annunciato per «la fine del 2015», o per l’inizio del 2016. Problemi burocratici che indirettamente avranno un effetto positivo per il titolo Fca: l’azione del Lingotto vede spostarsi avanti nel tempo il momento della verità, quando, separato il valore del Cavallino, scenderà inevitabilmente di quotazione. Se questa operazione avverrà 6 mesi più tardi del previsto, il titolo perderà il valore di Ferrari ma potrebbe cominciare a beneficiare dall’auspicata ripresa di Alfa Romeo che nel 2016 dovrebbe sbarcare con i nuovi modelli sul mercato americano.
Con questi spiragli di ottimismo, i primi dopo 7 anni di crisi, Marchionne ha fretta di cogliere l’attimo favorevole, legato anche al dollaro forte. Arrivare al 2018 avendo raggiunto gli obiettivi annunciati nel piano del maggio scorso, sarebbe il miglior modo per chiudere in bellezza i suoi 14 anni di guida del gruppo di Torino.
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