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Marchionne: “Mille posti a Melfi Entro il 2018 possibile una fusione” Renzi: “Ecco gli effetti del Jobs act”

Insieme su una Jeep Renegade rossa. È Marchionne che guida. Passeggeri: Matteo Renzi, John Elkann, il ministro delle infrastrutture Domenico Del Rio. «Ringrazio Sergio Marchionne e John Elkann per avermi fatto il regalo di portarmi qui tra voi, a incontrare le persone che lavorano. Il lavoro è fatto della vita di ciascuno di voi, non solo delle statistiche o delle discussioni nei talk show». Qualcuno crede di leggere in questo discorso del premier agli operai di Melfi un attacco a Landini. Ma è pur vero che i salotti televisivi non sono frequentati solo da sindacalisti.
La mattinata tra le tute blu è il messaggio del presidente del Consiglio a Confindustria. Un gesto clamoroso che quasi imbarazza Marchionne: «Ho grande stima per Giorgio Squinzi come imprenditore». Ma ora che Confindustria sembra accettare il modello Fca, il manager con il maglioncino tornerà in viale dell’Astronomia?: «Siamo usciti tre anni fa e non posso dire di averne sentito la mancanza».
Per le decina di migliaia di abitanti della Basilicata, la vera notizia della giornata è l’annuncio di nuove assunzioni: «Da qui a fine anno arriveranno in quest’area 1.000 posti di lavoro in aggiunta agli attuali e lo stabilimento supererà gli 8.000 dipendenti». Un nuovo record. Già oggi la fabbrica che produce Renegade e 500X occupa 7.400 dipendenti. Entro fine anno circa 600 se ne aggiungeranno mano a mano che entrerà a pieno ritmo il nuovo orario con 20 turni alla settimana. Altri 400 verranno assunti nelle fabbriche dell’indotto. Cifre che dipendono innanzitutto dalla ripresa della domanda e dalla scelta dell’azienda di investire un miliardo nelle nuove linee. Senza chiedere aiuti pubblici, a differenza di Lamborghini che otterrà dallo Stato circa 80 milioni. Marchionne non raccoglie la provocazione: «Ho sentito dire che altri hanno chiesto aiuti pubblici. Noi non lo abbiamo fatto». Ma una parte del merito va agli sgravi fiscali e, in prospettiva al jobs act: «Con il nuovo sistema avremo posti di lavoro più sicuri», garantisce il premier tra gli apllausi degli operai. Poi, allontanatosi l’elicottero di Renzi, Marchionne ed Elkann tornano ai temi più legati alle strategie aziendali. È vero che ha scritto una mail alla signora Barra per proporle una fusione tra Fca e Gm?: «Non si rivelano le mail spedite alle signore», dribbla l’ad. Ma lei prevede una fusione nell’auto entro il 2018? «A istinto direi che è quasi sicura. Ma poi sono i fatti che contano». Lei è favorevole al sindacato unico? «Nell’auto funzionerebbe. Noi abbiamo un buon rapporto con i sindacati con cui firmiamo gli accordi». La Cgil e Uil dicono che quello del sindacato unico è un modello autoritario: «C’è in Germania e in America. Non mi risulta che siano delle dittature» (Susanna Camusso contesterà: «Non è vero che in Germania c’è il sindacato unico»). Infine il nuovo giudizio sul governo: «Ha portato avanti riforme importanti e necessarie per sbloccare il Paese». John Elkann conferma le strategie di medio periodo della finanziaria degli Agnelli: «Continuiamo a insistere su ParnterRe», la società di controassicurazioni delle Bermuda su cui il Lingotto ha lanciato un’offerta di acquisto. «Ne parleremo domani (oggi n.d.r.) in occasione dell’assemblea degli azionisti di Exor», conferma il presidente di Fca.
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