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Marchionne: Fiat non cambia obiettivi

di Gabriele Dossena

TORINO — C'è chi l'ha vista come un segnale positivo, di conferma e rafforzamento della presenza Fiat in Italia. E chi l'ha interpretata come una provocazione, per via dei riflettori tutti puntati su due vetture che vengono costruite in Canada ma saranno vendute in Europa. La scelta di Torino per la presentazione delle due nuove Lancia Thema e Voyager, reinterpretazioni dell'ammiraglia Chrysler 300C e del classico monovolume americano, che dalla prima settimana di novembre saranno commercializzate in tutto il Vecchio Continente, ha prestato il fianco a diverse e contrapposte chiavi di lettura.
Ma per l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, all'indomani della diffusione dei poco esaltanti dati di vendita del mercato auto europeo, del declassamento dell'agenzia di rating Fitch, e alla vigilia dello sciopero dei lavoratori dell'intero gruppo Fiat proclamato dalla Fiom per domani, l'occasione si è rivelata anche un ottimo frangente per affrontare a briglia sciolta tutti — o quasi — i temi sul tappeto, riguardanti il gruppo automobilistico.
A cominciare dagli obiettivi. Confermando lo sbarco dell'Alfa Romeo sul mercato americano nel 2013 («il rilancio dell'Alfa partirà dagli Stati Uniti, da lì ritorneremo in Europa; copriremo tutta la gamma fino al segmento A»). Anticipando la conferma dei target («anche quest'anno saremo in linea con le aspettative e non credo dovremo cambiare i numeri del gruppo nel 2012»). Lo scorso giugno il Lingotto aveva annunciato un obiettivo di ricavi complessivi per Fiat, compresa Chrysler, di 85 miliardi di euro per il prossimo anno.
Quanto all'andamento del mercato italiano, Marchionne ha detto che «sta raggiungendo livelli mai visti negli ultimi 20 anni; dai 2,45 milioni di auto vendute nel 2008 è sceso a 1,75 milioni previsti per quest'anno; il mercato ha perso 700mila vetture, che per Fiat significa 210mila auto in meno, l'equivalente di uno stabilimento italiano; è inutile andare a cercare nuovi modelli: a chi li vendiamo?». E ha poi aggiunto: «Dobbiamo lavorare per rafforzare la nostra posizione negli Stati Uniti e in America Latina».
Su possibili nuovi accordi in Russia, Marchionne ha preso tempo («stiamo ancora lavorando per trovare una soluzione»), mentre ha smentito seccamente la ventilata cessione di Cnh, controllata da Fiat Industrial con una quota dell'88,9% («la società non è in vendita; non ho alcuna intenzione di cedere interessi di Cnh a qualcun altro»).
Continua il gelo nei confronti dei sindacati firmatari dell'accordo di Mirafiori, escludendo qualsiasi possibilità di avvicinamento: «Mettiamo che li incontri, quale altro piano industriale devo dare più di quello che ho già dato? I modelli da produrre non li ho indicati neppure al mercato americano e siccome sto gestendo un'azienda globale, perché dovrei dare quel tipo di dettaglio ai sindacati italiani quando non lo sto facendo da nessuna altra parte?». E considera definitivamente chiusi i rapporti con Confindustria («Fiat non c'entra più nulla e non chiedetemi nemmeno di esprimere un parere sulla ex presidente di Confindustria»), liquidando così ogni commento sulla lettera di Emma Marcegaglia al Corriere.
Una cosa è certa: Marchionne punta sul rafforzamento del matrimonio con Chrysler: «So che il futuro per il gruppo è buono, non parliamo però di Fiat senza Chrysler; io non vedo il futuro di Fiat senza Chrysler, non lo conosco, non la divido in due».

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