Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Marchionne e la crisi dell’auto: «In Italia non licenzieremo»

di Raffaella Polato

TORINO — Tratta a muso duro la Fiom (ma non è una novità). Si dice «sorpreso» – e rivendica «totale trasparenza» – dal fatto che la Consob abbia «ritenuto rientrare nella sua sfera di competenza l'acquisizione di ulteriori dettagli produttivi sul piano industriale». È stanco di vedere che «sono ancora in molti a guardare la nostra azienda alla luce di un modello» – sott'inteso: fatto anche di logiche di scambio – «che oggi non esiste più». Soprattutto dà fastidio, a Sergio Marchionne, che si mettano in dubbio gli impegni presi dalla Fiat. Per cui sceglie, non a caso, la platea degli industriali torinesi (e il primo incontro con Emma Marcegaglia dopo lo "strappo" da Confindustria) per rilanciare quello che per lui è più importante. L'occupazione. «Nei limiti del possibile – ripete – intendiamo mantenere i posti che abbiamo in Italia». Quei «limiti» stanno nei mercati, «depressi dal nuovo tsunami» finanziario. Ma niente licenziamenti, promette. I picchi saranno affrontati ancora con «gli ammortizzatori sociali» (e pure a «Termini, Cnh Imola, Irisbus», dove si è chiuso o si chiuderà, il processo «è stato coerente e accompagnato con largo anticipo»): «Non abbiamo ridotto la nostra forza lavoro nel momento peggiore. Non intendiamo certo farlo ora che stiamo lavorando alle condizioni per crescere in futuro».
Non gli credono? Gli rinfacciano le lentezze di Fabbrica Italia? Gli chiedono – ora anche la Consob – il dettaglio dei piani? Okay. Se «Fabbrica Italia era e continua a essere semplicemente un indirizzo che la Fiat intende seguire», poi occorre fare i conti con la congiuntura. Pessima, in Europa. Ma le responsabilità assunte qui sono confermate: Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco hanno già la loro "mission", Melfi e Cassino continueranno con le piattaforme small e compact. È tutto quello che dirà: «È impossibile precisare sin d'ora i dettagli da qui al 2014. Non lo fanno i nostri concorrenti, non può essere chiesto in modo ossessivo a Fiat». Nemmeno dalla Consob: «Non ci pare logico che Fiat debba fornire dettagli di previsioni pluriennali quando la maggior parte dei Paesi europei sta cercando disperatamente di condividere soluzioni che i mercati richiedono per domani».
C'è l'Italia anello debole, sullo sfondo. C'è quell'immagine di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, domenica. Marchionne si limita a un bruciante: «Mi vergogno». Perché c'è anche un «Paese reale», dice, che «guarda al futuro con l'ottimismo di chi non aspetta che le cose accadano». Lì colloca, ovviamente, il «mosaico Fiat-Chrysler». Ha «una strada chiara davanti, e l'Italia può essere un pezzo fondamentale». A patto che «la volontà di dare al Paese quest'opportunità sia più forte di qualunque altra ragione». È evidente il riferimento a una Fiom «molto più preoccupata di tutelare il proprio potere che gli interessi collettivi». La chiama «offensiva tirannia della minoranza». E, se disgelo con Marcegaglia c'è – al di là dell'abbraccio iniziale sotto i flash, e di lei che ripete "mai litigato" – questo è il terreno. «Marchionne ha ragione a dire che il problema non è il sindacato: è un pezzo di Fiom». Quello, riconosce, con cui ha a che fare Torino. E allora "non ho dubbi che la strada scelta da Sergio sia quella giusta". Ma una frecciata finale arriva comunque: «Ce ne sono anche altre. E penso che le cose si possano cambiare meglio stando insieme».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa