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Marchionne: “È Alfa la sfida più difficile”

La parte più difficile del piano Fiat? «Certamente è la rinascita dell’Alfa Romeo perché si parte da zero». Ai duemila metri del Colle del Sestriere, in occasione delle cerimonie commemorative dei dieci anni dalla morte di Umberto Agnelli, Sergio Marchionne torna sulle polemiche che hanno seguito la presentazione a Detroit del progetto di crescita di Fiat-Chrysler nei prossimi cinque anni. Gli analisti sono scettici? «Dateci tempo e si ricrederanno». Intanto l’ad del Lingotto sottolinea che «i target per il 2014 sono assolutamente confermati».

Nella cerimonia fanno capolino sprazzi di attualità: «Siamo soddisfatti perché in questi giorni il Paese ha dato prova di una grande volontà riformista», dice dal palco Andrea Agnelli ricordando la figura del padre. Gli fa eco Marchionne a sottolineare una specie di sintonia politica dei vertici dei Lingotto. Le elezioni? «Sono felice perché è un passo avanti». Per John Elkann «è un buon risultato che permette a questo governo di avere una forte legittimazione per i suoi progetti di rinnovamento». Un clima positivo nel giudizio dei vertici di Torino che potrebbe spingere Fiat ad investire con maggior tranquillità nel Paese. Dopo il passo avanti delle elezioni arriverà anche un passo avanti negli annunciati investimenti, a partire da Mirafiori? «Facciamo passi avanti in tutte le direzioni», risponde generico Marchionne.
La commemorazione di Umberto Agnelli è l’occasione per ricordare il conflitto con i sindacati nell’80 e gli anni difficili in cui la Fiat rischiò il fallimento a cavallo del nuovo secolo. «Mi chiese un incontro nell’aprile del 1980 — ricorda Piero Fassino che all’epoca era responsabile delle fabbriche del Pci di Torino — e mi preannunciò la ristrutturazione che sarebbe arrivata pochi mesi dopo. Durante i 35 giorni di Mirafiori avemmo altre occasioni di interlocuzione e Umberto Agnelli mi parve addolorato per il rischio che quella vicenda incrinasse il rapporto della famiglia con la Fiat». Più recenti i ricordi di John Elkann e Sergio Marchionne sul ruolo avuto da Umberto nel rilancio dell’azienda. Ambedue, come più tardi anche Gianluigi Gabetti, ricordano i primi mesi del 2004 quando sarebbero emersi, in concomitanza con la malattia del Presidente della Fiat, i primi dubbi sull’opportunità di mantenere Giuseppe Morchio come amministratore delegato. Che fossero sorti problemi tra la famiglia e Morchio si sapeva ma si riteneva fino ad oggi che fosse una divergenza improvvisa, nata pochi giorni prima della scomparsa di Umberto. Invece la ricostruzione fornita ieri ne anticipa l’inizio. Marchionne, che era consigliere di amministrazione durante la presidenza di Umberto, ha ricordato «i problemi difficili dell’azienda, non solo quelli dovuti ai problemi finanziari ma anche quelli collegati ai rapporti con un certo manager». Così l’ad di oggi, cita, senza nominarlo il suo predecessore. Lasciando intendere, insieme a John Elkann, che l’idea di sostituire Morchio fosse venuta già a Umberto Agnelli. «Una delle ultime raccomandazioni che mi fece Umberto — ricordava ieri sera Gialuigi Gabetti prima di entrare alla Messa dell’anniversario — fu quella di puntare su Marchionne».
Storie del passato. Il presente è il nuovo rilancio annunciato nelle scorse settimane a Detroit. Una ripartenza impegnativa sul piano finanziario e industriale. Una ripartenza anche sul piano delle relazioni sindacali. È molto presto per dire se sia in atto una strategia del disgelo tra il Lingotto e la Fiom. È un fatto che ieri Maurizio Landini ha incontrato i dirigenti Fiat a Torino. «È importante — ha detto al termine il leader della Fiom — che ci sia un maggiore dettaglio sul piano per conoscere da vicino il futuro degli stabilimenti italiani».
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