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Marchionne contro le Case tedesche “Fanno pagare agli altri la crisi dell´auto”

BRUXELLES – Anche per l´auto la vera incognita è la Germania. Sergio Marchionne punta il dito contro Berlino nella conferenza stampa che conclude l´incontro a Bruxelles sul futuro dell´industria dell´auto. Nella sua veste di presidente dell´Acea, l´associazione dei costruttori europei di automobili, l´ad di Fiat attacca: «I tedeschi dicono che non hanno stabilimenti da chiudere ma credo che ce ne siano almeno un paio in bilico».
Il nodo è sempre quello dell´eccesso di capacità produttiva installata nei paesi del Vecchio continente. Anche in questo caso il tentativo di Berlino è quello di far pagare la crisi agli altri. Così la Germania si è sempre opposta al tentativo dell´Acea di varare un piano di incentivi alla ristrutturazione degli impianti su scala continentale: «Non chiediamo soldi né al governo italiano, che ha altre questioni da affrontare, né a quello europeo», dice Marchionne. Che aggiunge: «Chiediamo solo un piano che distribuisca i sacrifici rendendoli in questo modo più sopportabili a tutti i paesi». I tedeschi hanno sempre risposto che ognuno si deve risolvere il problema in casa sua e che in Germania non c´è sovracapacità. Cosa che è probabilmente vera per Volkswagen, Mercedes e Bmw ma non certo per Opel e Ford. «Se il sistema scioglie i suoi nodi e noi ci possiamo fidare, poi siamo velocissimi a operare», ha detto Marchionne giustificando in questo modo le titubanze dei costruttori, Fiat in testa, a lanciare nuovi modelli in Europa. Tra le incognite c´è l´esito delle elezioni greche ma anche «quel che si vuol fare. Le cose che ha detto Monti sul risanamento dell´Eurozona non sono state confermate da Merkel».
Sul banco degli imputati i costruttori europei mettono anche gli accordi commerciali stipulati da Bruxelles con i paesi asiatici. Accordi come quello con la Corea, che penalizzano soprattutto i costruttori leader nel settore delle piccole e medie cilindrate mentre salvano gli altri, ancora una volta prevalentemente i tedeschi. Marchionne ha chiesto esplicitamente di ricontrattare l´accordo con Seul e di usarlo «come campanello d´allarme» nella trattativa analoga in corso in questi mesi tra Bruxelles e Tokyo: «Basta guardare quante automobili sono arrivate dalla Corea in Europa e quante hanno fatto il percorso inverso per capire chi ci ha guadagnato dall´accordo».
Alle critiche ha risposto, al termine dell´incontro, il commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani che ha promesso «un piano dell´Ue in tre punti sull´industria dell´auto». Il piano dovrebbe riguardare la ricerca (con gli aiuti comunitari che passano da 1 a 1,5 miliardi in sei anni), l´abbattimento dei costi e l´accesso ai mercati extracomunitari.
Al termine della conferenza stampa con Tajani, Marchionne non ha perso occasione per un´ultima punzecchiatura alla Germania: «Dicono che gli ingegneri tedeschi siano i migliori e che per questo vendono tante automobili. Sarà, ma io vedo che in Formula Uno stanno vincendo gli italiani della Ferrari».

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