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Marchionne: condizioni industriali impossibili

TORINO — Senza una nuova legge sulla rappresentanza nelle fabbriche, la Fiat potrebbe produrre i nuovi modelli Alfa Romeo fuori dall’Italia. Questo perché «dopo la sentenza della Corte Costituzionale c’è un vuoto e un’incertezza. Così è impossibile lavorare e governare gli stabilimenti. Il governo ci aveva promesso di intervenire ma non si è ancora visto nulla. Abbiamo le condizioni necessarie per realizzare i modelli dell’Alfa ovunque nel mondo». Sergio Marchionne approfitta dalla conference call con gli analisti sui dati della semestrale per chiedere con forza l’intervento del Parlamento. Una legge che stabilisca una volta per tutte chi ha titolo di avere delegati nelle fabbriche e chi no. La sentenza della Corte Costituzionale ha infatti minato alla base quella interpretazione delle regole che consentiva alla Fiat di mettere in un angolo la Fiom.
Oggi che la Consulta ha giudicato illegittima quella norma, i vertici del Lingotto ribaltano la loro strategia. Annunciano di volere proprio quella legge che fino a ieri rifiutavano di prendere in considerazione e chiedono al governo di fare in fretta. Contemporaneamente lo stesso Lingotto fa sapere che venerdì si terrà il previsto incontro con la Fiom. Una riunione ufficiale che non sembra essere stata preceduta, come
molti consigliavano, da incontri informali che spianassero la strada. A Landini Marchionne chiederà probabilmente l’impegno a rispettare gli accordi approvati dalla maggioranza dei lavoratori anche nel caso non vengano considerati positivamente dalla Fiom. A Marchionne i metalmeccanici della Cgil risponderanno plausibilmente che sono disposti a rispettare tutti gli accordi approvati da un referendum tra i lavoratori interessati. Al governo la Fiat chiede di fare una legge che preveda sanzioni per i sindacati che non rispettano gli accordi. Un punto al quale la Cgil e il Pd difficilmente potranno acconsentire. Il primo avvio della discussione sulla nuova legge è stato ieri in Commissione alla Camera, calendarizzato per iniziativa di Giorgio Airaudo di Sel. Sono in campo, oltre alle proposte di Sel, i progetti presentati da Damiano (Pd), Polverini (Pdl). Elementi nuovi potrebbero emergere oggi al ministero dello Sviluppo dov’è in programma l’incontro sul futuro di Termini Imerese e dove si incontreranno il ministro Zanonato e il manager delle relazioni sindacali Fiat, Paolo Rebaudengo.
Lo stallo negli investimenti di Fiat arriva mentre i conti del gruppo sembrano invertire le tendenze dell’ultimo periodo. Con la Chrysler che lima le previsioni sulle vendite di fine anno e riduce fino a 3,3 miliardi di dollari (da 3,8) le ipotesi di utile così provocando in mattinata il crollo del titolo Fiat (fino a – 4,76%). E con il secondo trimestre dell’Europa che comincia a ridurre le perdite, dimezzandole rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «L’Europa non migliorerà fino al 2015», dice Marchionne ma è un fatto che non peggiora come qualche tempo fa. Il risultato è che per il gruppo di Torino l’utile netto del trimestre sale a 435 milioni da 239, l’utile della gestione ordinaria passa a 1,029 miliardi contro 947 milioni e i ricavi salgono a 22 miliardi da 21.

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