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Marchionne cauto sul 2011

di Giacomo Ferrari

GINEVRA — Rilevare il 16%di Chrysler entro l’anno? Per Fiat resta un obiettivo da raggiungere. Tanto più che Torino dispone di un diritto di opzione valido fino all’Ipo che riporterà in Borsa la casa americana. Lo ha ribadito ieri a Ginevra l’amministratore delegato Sergio Marchionne. «Non c’è alcun obbligo -ha precisato -. Ma l’opzione è meglio esercitarla» . Non solo: il Lingotto si è anche «riservato il diritto di veto per bloccare l’operazione» . Una mossa fatta per «proteggere la Fiat» e stringere ancora di più il legame con Auburn Hills, i cui primi frutti sono in mostra proprio al Salone dell’auto di Ginevra, che aprirà i battenti domani. Quest’anno, la vigilia è coincisa con i dati di vendita di febbraio. Il mercato italiano è calato di un ulteriore 20,5%e la Fiat, che più di altri paga l’effetto incentivi sulle piccole e medie cilindrate, ha ceduto il 27,1%, il che ha fatto scendere al 28,4%la quota sul mercato nazionale. «Ce l’aspettavamo» , ha commentato Marchionne. E la discesa proseguirà a marzo, per l’effetto-incentivi. «Solo da aprile ci confronteremo con un mercato normale» . Ma anche per il 2011 nel suo complesso l’amministratore delegato di Fiat, ha spiegato, mette in conto un mercato in ulteriore flessione. In compenso il problema non riguarda gli Usa, dove Chrysler in febbraio ha incrementato le vendite del 13%, il 36%in più rispetto a dicembre. Un trend che riguarda anche gli altri costruttori Usa, da Ford (+13,8%) a Gm (+45,8%). Ma Marchionne guarda avanti. E conferma i target, comprese le 6 milioni di vetture prodotte. «Quest’anno -dice -ne costruiremo 4 milioni, per il 2014 dovremmo farcela» . Intanto incassa per il quarto anno consecutivo il primato in Europa, certificato da Jato Dynamics, per il livello più basso di emissioni. Restano, certo, i problemi. Sul fronte delle alleanze e, in Italia, su quello sindacale. «In Russia parliamo con diversi potenziali partner ma non c’è ancora nulla di deciso. Abbiamo tempo fino ad aprile» . Sull’India, invece, il manager lascia a Luca Montezemolo il compito di smentire dissapori con il gruppo Tata. «Ratan Tata è mio amico personale» , ha spiegato ieri sempre a Ginevra il presidente di Ferrari. Lo stesso Montezemolo ha poi smentito che ci sia allo studio la quotazione della casa di Maranello. Tornando a Marchionne, incalzato sulla possibilità che i contratti di Pomigliano e Mirafiori possano essere estesi agli altri stabilimenti, non ha escluso che si stia valutando l’ipotesi, ma poi ha tagliato corto: «Il problema di Melfi e Cassino adesso non c’è, non andiamo a crearlo» . Così come non ritiene che avrà alcun impatto la decisione di S&P’s di abbassare il rating.

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