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Marchionne blinda l’Alfa “Produzione solo in Italia e Mirafiori a pieno regime”

TORINO — Mai il marchio del Biscione fuori dall’Italia e lo stabilimento di Mirafiori a pieno regime con il rientro di tutti i lavoratori. I due nuovi paletti posti dall’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, attraverso le colonne del Financial Times. Paletti che ridanno fiato ai sindacati del «sì».
Sull’Alfa Romeo Marchionne sostiene che «noi non la produrremo mai fuori dall’Italia. Il posto dove vengono fatte non è importante solo per la Maserati, anche per l’Alfa». E poi aggiunge: «Forse il prossimo amministratore delegato farà questa scelta, ma non io». Al Financial Times precisa poi che i piani per lo stabilimento di Mirafiori prevedono che «tutti i gli addetti vengano riassorbiti ». Si tratta di circa 5.500 tute blu che lavoreranno su «catena di assemblaggio completa e un nuovo modello che andrà a integrare la gamma Maserati che ha un disperato bisogno di un Suv». Per l’amministratore delegato l’investimento sta già partendo e conferma che le prime vetture «arriveranno sul mercato nel secondo trimestre del 2015». Oltre al Suv ci sarà un secondo modello «per completare le potenzialità della linea», dice l’ad che annuncia anche la «consegna in settimana alla Sec dei documenti per la quotazione di Chrysler». Nodo che potrebbe sciogliere la trattativa con il fondo Veba: «Attraverso la quotazione possiamo determinare il valore. Il fondo ha detto che non vuole mantenere a lungo la quota, vogliono trovare un modo per uscirne».
Marchionne sul fronte italiano non mette in collegamento l’Alfa “made in Italy” con lo stabilimentodi Mirafiori, ma i sindacati che hanno sostenuto gli accordi sì. «I modelli Alfa se verranno prodotti in Italia non potranno che essere fatti a Cassino, per quanto riguarda i segmenti più bassi, e a Torino per la fascia premium», sottolinea Claudio Chiarle, segretario della Fim di Torino. Insomma, l’ammiraglia Alfa dovrebbe entrare nel pacchetto del polo del lusso. Gli fa eco il segretario generale della Fim, Giuseppe Farina: «Oggi, e nonostante la Fiom, gli investimenti ci sono e tutti lavoratori potranno tornare al lavoro». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, si concede una battuta: «Avete sentito qualcuno applaudire o dire benissimo, è una buona notizia». E aggiunge: «C’è una realtà antinazionale, pronta solo a critiche. È una cancrena. Noi avevamo visto giusto». Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, non la pensa così: «Bisognerebbe smetterla con la dinamica degli annunci e dei contro-annunci. È da tre anni che andiamo avanti così su Mirafiori. La novità vera sarebbe vedere una Fiat che si siede al tavolo e prende impegni concreti, nero su bianco, come ha fatto negli Usa. Gli annunci cambiano, gli impegni restano».
Soddisfatto il sindaco di Torino, Piero Fassino: «Un’altra buona notizia, una conferma che Fiat fa sul serio e che investirà su Mirafiori ». Giorgio Airaudo, deputato di Sel, frena gli entusiasmi: «Marchionne ci aveva illuso con la promessa di una produzione da dieci e lode, siamo al sei politico, al minimo rispetto a quello prospettato. Colpa anche di un governo che non chiede impegni ».

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