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Marchionne avvisa i sindacati

La sede di Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà dal clima favorevole o meno agli investimenti, e anche dal comportamento dei sindacati. Sergio Marchionne ha ribadito ieri sera, parlando al congresso di Automotive News a Detroit, la linea sul futuro del gruppo. In primo luogo, ha ribadito che «la fusione andrà in porto tra il 2013 e il 2015». Per quanto riguarda la sede, ha osservato che «è una questione quasi irrilevante. Faremo quello che è giusto dal punto di vista della governance del gruppo. La questione è se vogliamo mantenere o meno una infrastruttura manifatturiera in Europa. Se i sindacati si impegnano in tal senso, e ci permettono di difendere tale infrastruttura dalla concorrenza internazionale, la sede potrà restare in Europa. Altrimenti, se continuano a bloccarci, Fiat non potrà che ridurre la sua esposizione».
Per l'Italia «la sfida è decidere se tornare a essere un produttore manifatturiero o no. Se la risposta è sì, Fiat può essere un grande catalizzatore». A questo punto, anche da questa parte dell'Atlantico è arrivata l'inevitabile domanda: e i rapporti con la Fiom? «Il negoziato con i sindacati è finito. Loro hanno rifiutato di partecipare. I lavoratori hanno approvato a maggioranza gli accordi, e non si può continuare a rivotare finché non vincono loro».
In tema di politica Marchionne ha fatto una battuta sulla convocazione da parte del ministro del Welfare (Elsa Fornero, ndr) e lo ha fatto rispondendo a una domanda sulle pressioni politiche sui costruttori francesi: «Il livello di interferenza dei politici in Europa è alto. Anche noi subiamo pressioni. Il ministro del Welfare mi ha ammonito. Di nuovo. Ma io sono stato chiaro, non so cosa posso cambiare della mia storia. Sono stato molto, molto chiaro». Quanto ai rapporti con il presidente del Consiglio Mario Monti, «non ho nulla da negoziare. Non ho chiesto nulla, non ho chiesto supporto finanziario e non ho chiesto incentivi. Ho solo chiesto pace fra le parti per farci lavorare».
Il manager italo-canadese ha parlato anche di attualità economica più stretta. Ha detto di ritenere che «le prossime settimane saranno cruciali per l'euro», che l'Italia è ancora a rischio ma che in caso di collasso dell'euro «la Germania diventerebbe il Paese meno competitivo d'Europa». Ha quantificato le chance di sopravvivenza della moneta comune europea in «oltre il 50%, ma non è garantito».
La congiuntura economica non lascia respiro, soprattutto in Europa: «In Italia c'è un mercato dell'auto con un volume di vendite sui livelli del 1985. A livello europeo, ci sono certi mercati e certi tipi di vendite che non coprono neppure i costi variabili». Questa caccia ad aumentare i volumi in un mercato debolissimo produce «forze distruttive». Quanta capacità produttiva in eccesso c'è in Europa? «Se è valida la nostra previsione che le vendite rimarranno stagnanti per tre anni, c'è spazio per un taglio fra il 10 e il 20 per cento». Di qui la proposta di un consolidamento, che per ora – ha confermato ieri il manager – non è stata però raccolta da nessun concorrente: «Per ora non ci ha telefonato nessuno».
Per fortuna del gruppo Fiat, le cose negli Usa vanno molto meglio: dopo la crescita del 2011 a 12,8 milioni complessivi, Chrysler prevede per quest'anno un mercato totale a 13,7 milioni di veicoli, e punta a guadagnare nuovamente quote, «spero non strappandole alle rivali di Detroit».
Entro la fine dell'anno potrebbe arrivare qui negli Usa, in aggiunta alla 500, un secondo modello Fiat: sarà la monovolume L-zero che verrà presentata a Ginevra e prodotta in Serbia; ma stavolta, promette il manager, «faremo previsioni sui volumi più realistiche di quelle della 500».

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