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Marchionne: assurdo pensare che la Fiat lasci Torino

TORINO — «È assurdo pensare che la Fiat vada via da Torino. Io non mollo». E mai queste parole — risposta indiretta anche alle preoccupazioni espresse ieri, in un’intervista al Corriere, dal governatore del Piemonte Roberto Cota — sono state tanto chiare. Sergio Marchionne è stanco, ma sempre più motivato nel cercare di «far uscire l’Italia da questo buco nero».
Vuole lavorare «in pace, con tranquillità», come Fiat già fa in tutto il mondo. Mentre qui le relazioni industriali, e soprattutto la guerra più ideologica che sindacale della Fiom, creano continue eccezioni, rallentando le decisioni indispensabili a proseguire con rapidità i piani stabiliti. La 500L, prevista inizialmente per Mirafiori, è stata portata in Serbia proprio a causa della lentezza nel raggiungere accordi operativi.
Per il numero uno di Fiat-Chrysler lo standard contrattuale ideale per la condivisione degli obiettivi sarebbe quello siglato da Gm-Vauxhall nello stabilimento inglese di Ellesmere Port: 51 settimane lavorative, tre turni, sabato obbligatorio se necessario. Il contratto Fiat non è così rigido, ma sono questi i modelli di intesa che migliorano la flessibilità e riducono i costi fissi. E che permettono di dare garanzie ai dipendenti assicurando il futuro degli stabilimenti, aumentando i posti di lavoro, utilizzando completamente la capacità disponibile. «Invece qui mi costringono ad assumere 145 persone che non servono»: e Marchionne ribadisce così la sua delusione per una sentenza a cui la Fiat si appella e che lui ritiene ingiusta. «Il diritto di fare industria è della Fiat», rivendica, gli operai assunti a Pomigliano sono «i migliori», quelli che, senza considerare tessere o partiti, sono stati ritenuti i più idonei per svolgere un determinato tipo di lavoro.
Anche questo potrà pesare sugli investimenti. Cota è preoccupato per Mirafiori? Marchionne l’impegno per lo stabilimento, fin qui, l’ha confermato. A Torino verrà prodotta un’altra versione della 500L, sono pianificati il crossover 500X e la sua gemella a marchio Jeep. Vetture che devono essere esportate su tutti i mercati e che quindi potranno essere prodotte se, in termini di competitività, «le condizioni saranno paragonabili a quelle che esistono in altre parti del mondo: un obiettivo molto chiaro». Questo è il vero problema per Fiat: ricercare mercati ovunque, compresi quegli Stati Uniti che stanno dando segnali sempre più vivaci di crescita (a giugno + 22%). Senza questi nuovi sbocchi e se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno statiche, è inevitabile che una fabbrica italiana debba essere chiusa. Ma Marchionne non vuole nessuna cancellazione, cerca alternative a tutto campo, senza che il Lingotto si trasformi in fornitore di componenti. Così, dopo l’accordo per una spider Alfa si dovrebbe definire con Mazda un’altra alleanza per utilizzare una piattaforma comune (segmento B-C) e produrre un veicolo distinto per il brand giapponese. Questo stesso progetto potrebbe essere utilizzato, con ampie economie di scala, anche per la futura Punto, oggi bloccata per fronteggiare le promozioni e la guerra dei prezzi praticata soprattutto in questa fascia.

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