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Marchionne apre sul contratto: entro l’estate

Stringe mani, saluta gli operai che applaudono: il numero uno di Fiat Chrysler Sergio Marchionne, con il presidente John Elkann, mostra agli industriali di Torino la fabbrica modello di Grugliasco (ex Bertone), dove si producono le Maserati Quattroporte e Ghibli. Erano riuniti nello stabilimento per l’assemblea generale. Grandi assenti, ma invitati, il premier Matteo Renzi a causa di un Consiglio dei ministri, e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi per un lieve malore. 
L’Unione industriale di Torino ha chiesto al Lingotto di poter tenere l’assemblea generale nella fabbrica «simbolo della nostra rinascita industriale», ha spiegato la presidente degli imprenditori Licia Mattioli, che ha incentrato il suo intervento sull’importanza della manifattura: «Solo un’industria forte può garantire un buon livello di welfare». È d’accordo Sergio Chiamparino, neopresidente della Regione Piemonte, che ha annunciato la disponibilità della politica a «creare un contesto amico delle imprese e del lavoro»: «La creazione di occupazione è la vera sfida».
Sia chiaro, tra Fiat e Confindustria non è in corso un disgelo. Il Lingotto è uscito dall’associazione degli imprenditori, ma ha sempre mantenuto un accordo di collaborazione con l’Unione degli industriali di Torino, un contratto di servizio per la consulenza su alcuni temi (dal sindacato alla sicurezza). E a sgombrare ogni dubbio è lo stesso Marchionne: «Rientrare in Confindustria? Non credo. Non lo escludo, ma non lo includo». I prossimi appuntamenti sono l’assemblea straordinaria che dovrà approvare la fusione con Chrysler «agli inizi di agosto», la quotazione a Wall Street «quest’anno, entro ottobre spero» — è l’auspicio di Marchionne —, la chiusura dell’accordo per il rinnovo del contratto di lavoro degli 86 mila dipendenti «presto, prima dell’estate»: «L’impegno da parte nostra c’è, bisogna chiarire tutto e poi tornare a sedersi al tavolo». Il numero uno di Fca ha anche rinnovato «l’invito alla Fiom a firmare gli accordi». La disponibilità a chiudere il contratto è stata giudicata «positiva» da Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim, mentre il segretario nazionale della Uilm, Eros Panicali, chiede all’azienda di migliorare la proposta sul salario e per Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic «le distanze sono irrisorie».
Non è un caso se gli industriali di Torino hanno chiesto ospitalità alla Fiat, è il risultato di una consonanza di visione sull’industria del futuro e su quello che deve essere il sistema della contrattazione collettiva, che per Mattioli «occorre ripensare»: «Per contrattare in modo costruttivo ci vuole un interlocutore sindacale autorevole, che parli con una voce sola e rappresenti la maggioranza dei lavoratori», «occorre una legge che permetta di dare certezza agli accordi che sono stati condivisi dalla maggioranza dei rappresentanti dei lavoratori, che dia piena responsabilità ai sindacati maggioritari e impedisca alle minoranze dissenzienti comportamenti ostativi e ostruzionistici».
Insomma, con altre parole è il concetto espresso da Marchionne nella lettera del 18 giugno scorso a tutti i dipendenti italiani di Fca dopo lo sciopero della minoranza Fiom allo stabilimento di Grugliasco: «Non esiste nessun altro Paese in Europa o nel mondo — aveva scritto — che permetta a una minoranza di danneggiare i diritti di tutti gli altri, specialmente il diritto al lavoro». Ma la conclusione della lettera era positiva: «Di fronte abbiamo l’occasione della vita: quella di dimostrare che l’Italia può giocare un ruolo da protagonista nel mondo dell’auto». Un atteggiamento costruttivo che Marchionne ha confermato ieri, allargandolo all’Italia e all’appuntamento del semestre europeo: «Ritengo fondamentale la riforma dell’agenda europea — ha detto — tutto quello di cui l’Europa ha bisogno è di guardare ad un futuro migliore e Renzi ha il giusto atteggiamento» .

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