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Marchio Alitalia, il Governo detta legge

Meno 43. Un altro giorno è passato e non ci sono stati progressi nella complessa procedura che dovrebbe portare al decollo dei primi voli di Ita il prossimo 15 ottobre. Resta aperta la questione degli esuberi e del nuovo contratto di lavoro che Ita vuole applicare ai futuri 2.800 dipendenti. L’incontro di ieri con i sindacati è stato «sterile», secondo fonti sindacali. Oggi nuovo incontro.

Ancora silenzio ufficiale delle parti, i commissari di Alitalia e i vertici della nuova società pubblica che prenderà il suo posto, sull’esito dell’offerta di Ita per l’acquisto delle attività «aviation». Il lotto comprende 52 aerei (7 Airbus 330, 44 Airbus famiglia 320, un regional jet Embraer acquisito quando il presidente di Alitalia era Roberto Colaninno, per il quale il gip di Civitavecchia ha appena chiesto il rinvio a giudizio nell’inchiesta sul crac) e gli slot aeroportuali.

Ci sarebbe una convergenza sostanziale tra Ita e i commissari, benché non si sia ancora perfezionata l’intesa. L’accettazione sembra scontata essendo un’operazione supportata dal governo, con una trattativa diretta. Ma i dettagli sono importanti. Non è ancora chiaro quale sarà il titolo giuridico per l’acquisizione dei cespiti, né la valutazione, che – secondo fonti vicine al dossier -risulta essere «molto inferiore ai 100 milioni» di cui ha parlato qualche fonte.

Sulla procedura per il decollo effettivo di Ita resta una certa confusione, poiché il governo ancora ieri ha emanato nuove norme urgenti, nel decreto legge «Infrastrutture», per la vendita del marchio, il passaggio più importante per Ita, che vuole ricomprarlo per usare il nome Alitalia. La Ue ha stabilito che i commissari dovranno fare una gara aperta e non discriminatoria. Dice il comunicato del Consiglio dei ministri: «È disciplinata la procedura per la cessione del marchio «Alitalia», aperta ai titolari di licenze di esercizio di trasporto aereo o di certificazioni di operatore aereo». Potranno partecipare solo i titolari di licenza e del Coa. Anche Ryanair intende partecipare. Come anticipato dal Sole 24 Ore, il commissario Giuseppe Leogrande ha puntualizzato che «il marchio ha un valore contabile di 150 milioni di euro». Altra norma sugli slot: «(…) si prevede che a seguito della cessione totale o parziale dei compendi aziendali del ramo aviation, gli slot aeroportuali non trasferiti all’acquirente siano restituiti all’amministrazione straordinaria, in quanto responsabile dell’assegnazione delle bande orarie sugli aeroporti individuate ai sensi del Regolamento (Cee) 95/93». In realtà gli slot inutilizzati di solito vengono restituiti ad Assoclearance, che li assegna ai vettori. Pertanto non è chiaro cosa significhi l’affermazione che Alitalia è «responsabile dell’assegnazione» degli slot.

Terzo punto, i biglietti venduti da Alitalia per voli dal 15 ottobre in poi, quando la compagnia non volerà più. Il governo ha già stanziato 100 milioni per l’eventuale rimborso dei biglietti inutilizzati. «Sono state infine confermate le garanzie per i passeggeri titolari di titolo di viaggio e voucher o titoli analoghi emessi dall’amministrazione straordinaria. L’indennizzo (…) verrà erogato esclusivamente nell’ipotesi in cui non sia garantito al contraente analogo servizio di trasporto, conformemente alla disciplina europea», dice Palazzo Chigi.

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