Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Marchi, sul web meno responsabilità

Nessuna responsabilità per la società che non riesce a far rimuovere da internet annunci che la collegano a un marchio. La Corte di giustizia Ue, con la sentenza del 3 marzo (causa C-179/15) salva l’azienda da atti imputabili a omissioni dei gestori di siti web che non danno seguito alla richiesta di rimozione di un marchio da un annuncio pubblicitario.
A rivolgersi alla Corte Ue i giudici ungheresi, alle prese con una controversia tra una società specializzata nella vendita e nella riparazione di automobili Mercedes e il costruttore di autoveicoli, titolare del marchio internazionale figurativo Mercedes-Benz. In base al contratto di assistenza, la società ungherese poteva diffondere annunci indicando di essere un’officina autorizzata Mercedes. Dopo la risoluzione del contratto, l’azienda ungherese aveva chiesto ai portali di cancellare gli annunci che richiamavano il marchio Mercedes, per evitare che il pubblico fosse tratto in inganno, ma tutto era rimasto invariato. Non solo. Anche attraverso il motore di ricerca Google apparivano risultati che facevano riferimento all’azienda come officina autorizzata Mercedes.
Di conseguenza, il colosso tedesco aveva fatto causa all’azienda ungherese. Prima di decidere nel merito, il Tribunale di Budapest ha chiesto agli eurogiudici di chiarire la portata di alcune norme della direttiva 2008/95 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa, sostituita dalla 2015/2436.
La Corte Ue riconosce che l’annuncio pubblicitario su un sito, con l’impiego di un marchio di un’altra azienda, costituisce un utilizzo che rientra nell’ambito di applicazione della direttiva. L’impiego può essere vietato dal titolare perché «suggerisce l’esistenza di un collegamento economico tra tale inserzionista e il titolare».
Ma la Corte Ue esclude una responsabilità dell’inserzionista, se quest’ultimo chiede al gestore del sito la rimozione del riferimento. In questi casi, infatti, la comparsa della dicitura sul sito internet non è più da considerare come uso del marchio da parte dell’inserzionista. Questo vuol dire che l’azienda il cui marchio viene utilizzato deve rivolgersi ai gestori di siti che compiono atti autonomi rispetto all’inserzionista, violando i diritti ricollegabili al titolare del marchio.
D’altra parte – osserva la Corte – la direttiva attribuisce al titolare uno strumento giuridico per vietare l’uso del proprio marchio fatto da un terzo senza il proprio consenso. E, in questo caso, il terzo è il gestore del sito che ha un controllo diretto o indiretto e non più l’inserzionista che invoca la rimozione.
Resta ferma la possibilità per il titolare del marchio di chiedere, secondo le regole interne, la restituzione di eventuali vantaggi economici ottenuti dall’azienda.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Una piccola operazione - non proprio di routine, ma neanche tanto infrequente - per dare un segnale ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dayco Europe, subholding dell'omonimo gruppo attivo a livello mondiale nel settore dell'automotive, ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il 2020, anno della crisi sanitaria pandemica, potrebbe non essere peggiore del 2009, quando le magg...

Oggi sulla stampa