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Marchi, sconto su depositi e rinnovi

MILANO Depositare (o rinnovare) la registrazione di marchi costerà, nella maggior parte dei casi, meno: dal 10 sino a quasi il 40 per cento. L’ufficio europeo che se ne occupa – l’Uami – cambia nome e avrà più poteri: sia nel velocizzare gli iter di deposito sia nel gestire le eventuali controversie.
In «Gazzetta» da poco prima di Natale, il cosiddetto “pacchetto marchi” entra da oggi nel vivo. Se la direttiva Ue 2015/2436 (pubblicata sulla Guce L 341/21 del 24 dicembre e in vigore dal 12 gennaio) porta avanti il lungo processo di armonizzazione delle norme nazionali, puntando verso regole sempre più condivise per i titolari di soli marchi nazionali (il proprietario di un ristorante, una pasticceria o una Pmi possono avere interesse a proteggere il proprio nome solo in Italia, magari in uno o due Paesi ma non in tutti e Ventotto), il regolamento Ue 2015/2424 (pubblicato sulla Guce L336/1 del 23 dicembre scorso) – attivo da oggi – apporta significative modifiche – di forma e di sostanza – al marchio “comunitario”, all’ufficio che lo gestisce, l’Uami e ai suoi costi di funzionamento.
Sinora il marchio comunitario contemplava la protezione per 3 classi di prodotto al costo di 900 euro per una domanda elettronica e 1.050 euro per una cartacea. Da oggi, con il sistema «one class, one fee» si pagherà ciò di cui si ha bisogno. In pratica, i richiedenti pagheranno meno (850 euro) se fanno domanda per una classe, uguale se la fanno per due (900 euro) e un po’ di più se fanno domanda per 3 o più classi(da 950 a 1050 euro). Ma risparmieranno su quelle di rinnovo (da 1.350 euro si passa a un “ventaglio” tra 850 a 1.050 euro), su quelle per le opposizioni (da 350 a 320), gli annullamenti (da 700 a 630) e i ricorsi (da 800 a 720). Obiettivo, disincentivare la tendenza ad ampliare l’ambito di tutela solo perché “incluso nel prezzo” e conferirla sì ma a ciascuno per un perimetro adeguato.
L’Uami – oscuro acronimo di Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno – da oggi si chiamerà Euipo (European union intellectual property office), mentre il marchio comunitario Ue verrà rinominato marchio Ue. Per Euipo diventerà obbligatoria la cooperazione con gli uffici nazionali di tutela marchi, e nella sua sede, in Spagna, ad Alicante, sarà creato un centro di mediazione che aiuti le parti a risolvere le controversie.
Grazie al “pacchetto marchi” (regolamento e direttiva) anche la lotta alla contraffazione fa un passo avanti. I titolari di marchi potranno impedire l’ingresso in Europa di prodotti contraffatti anche quando si tratta di “merce in transito”, destinata ad altro Paese extra Ue. Ma se questo vale automaticamente per i possessori di marchio Ue, per i titolari di soli marchi nazionali si deve attendere che il legislatore nazionale recepisca la direttiva. C’è tempo sino al 2019. Con il rischio che nei prossimi anni la protezione sia a “macchia di leopardo” e che l’Italia si mantenga vulnerabile per inerzia.

Laura Cavestri

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