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Marchi prova a blindare Save Popolare Vicenza rileva l’8,2% e si schiera a fianco di Finint

MILANO — Enrico Marchi e la Finanziaria Internazionale provano a calare l’asso per chiudere la partita della Save e sbarrare la strada ai tedeschi di Fraport. La Popolare di Vicenza ha annunciato ieri di aver rilevato l’8,2% dell’aeroporto di Venezia e si è schierata al fianco della holding veneta perché «l’attuale gestione è la migliore», come ha dichiarato il presidente Gianni Zonin. «Lo sforzo è importante e noi non gestiamo aeroporti» ha ammesso Zonin reduce da un importante aumento di capitale della banca, conscio che la quota pagata fino a 14 euro non è facilmente rivendibile. Ad appoggiare il management sarebbe pronta anche la Provincia di Venezia, forte del 7,7% di Save. Obiettivo: garantire allo scalo Marco Polo quel futuro italiano auspicato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Enrico Letta.
La guerra per il controllo non è però ancora chiusa del tutto. L’aeroporto di Francoforte, assistito da Mediobanca, sta studiando la situazione anche se a questo punto, per sparigliare le carte, servirebbe un’offerta sul mercato tale da superare anche gli afflati nazionalistici. La sfida decisiva è quella sul 33% di Generali in Agorà investimenti, la cassaforte che ha in portafoglio il 41% dello scalo lagunare. L’ad di Trieste Mario Greco ha già annunciato la sua intenzione di venderla al miglior offerente entro il 14 ottobre, data in cui si scioglierà il patto di sindacato. E Finint (socia al 51% di Agorà), in virtù di un accordo di prelazione contestato dal Leone, starebbe cercando i capitali per rilevarla a un prezzo pari alla media dei valori in Borsa negli ultimi sei mesi o per provare a convincere il terzo partner – Morgan Stanley – a mettere mano al portafoglio. Ma anche Marchi avrebbe preso già i primi contattati con Intesa Sanpaolo e Unicredit per farsi finanziare, anche se i colloqui sono in fase preliminare.
Il pallino a questo punto è in mano agli avvocati e a eventuali gruppi interessati a scendere in campo per conquistare il terzo aeroporto italiano. Generali sta studiando se ci sono vie legali per mettere le mani sulla sua quota “diretta” in Save (pari al 13,6%) dribblando la prelazione di Marchi e provare a venderla al miglior offerente. I compratori – a un prezzo superiore a quello che Finint è tenuta a pagare – non mancano. Fraport avrebbe già manifestato il suo interesse, il fondo Amber, presente nel capitale con il 17,5%, pure. E anche F2i avrebbe acceso un faro sul dossier. Se Trieste riuscisse a liberarsi le mani, anche Morgan Stanley a quel punto potrebbe forse invocare la rescissione anticipata dal patto con Marchi (appena rinnovato fino al 2017) e scatenare la battaglia per il controllo. Il titolo a Piazza Affari (dove la Provincia sta provando a collocare il 2% della sua quota) è sceso ieri del 2,1% dopo aver raddoppiato il valore in meno di un anno. Segno che anche il mercato ritiene che l’arrocco del tandem Finint-Popolare Vicenza possa essere decisivo nella blindatura del Marco Polo.
Save intanto ha chiuso ieri un’intesa per la cessione a Lagardére del 50% di Airest, la sua società attiva nella gestione di ristoranti e spazi commerciali aeroportuali. L’azienda è stata valutata 110 milioni di euro.

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