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Marchi protetti se registrati

Nessuna tutela penale per il marchio non ancora registrato. A questa conclusione, in consapevole dissonanza rispetto alle più recenti pronunce, arriva la Corte di cassazione con la sentenza 25273 della Quinta sezione penale depositata ieri. La Cassazione ha così annullato la condanna emessa dalla Corte d’appello di Bari (in primo grado c’era stato invece un proscioglimento) per l’illecita riproduzione su un ampio numero di capi d’abbigliamento di un marchio all’epoca non ancora registrato.
La Corte sottolinea soprattutto che la tutela penale dei marchi o dei segni distintivi delle opere dell’ingegno o di prodotti industriali «è finalizzata alla garanzia dell’interesse pubblico preminente della fede pubblica, più che a quello del privato del soggetto inventore». In questo senso il terzo comma dell’articolo 473 del Codice penale deve essere interpretato nel senso che per la configurabilità del reato è necessario che il marchio o il segno distinitivo, di cui si sostiene la falsità, sia stato depositato, registrato o brevettato. La falsificazioe dell’opera dell’ingegno può essere contestata pertanto solo se è stata riconosciuta come tale. Una posizione che poi la stessa Cassazione aveva esteso anche al settore dei brevetti.
La Cassazione mette nero su bianco di non essersi dimentica dell’orientamento opposto, secondo il quale in materia di contraffazione o alterazione di brevetti, disegni e modelli industriali basta la presentazione della domanda a individuare l’oggetto materiale della tutela penale. Si tratta di una posizione a suo modo comprensibile dal momento che dalla presentazione della domanda conoscibile dal pubblico diventa possibile l’illecita riproduzione del modello, ma che si scontra in realtà con la lettera della nuova versione dell’articolo 473. In questa trova posto l’espressione «potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale». Un’espressione che – ricordano i giudici – lascia fondatamente pensare che il legislatore ha voluto ratificare quella giurisprudenza che richiedeva per la tutela penale l’avvenuta registrazione del marchio o del segno, e che non era più sufficiente la semplice domanda: si può infatti conoscere – avverte la pronuncia – solo un titolo già rilasciato mentre la semplice richiesta dello stesso non dà, di per sé stessa, una piena garanzia dell’esito positivo della procedura amministrativa avviata.
I giudici, poi, ricordano che non risulta ammissibile una conclusione diversa, almeno da quanto è possibile trarre dai lavori preparatori dell’ultima modifica legislativa datata 2009. «Né può ritenersi – conclude la sentenza – che il citato inciso formulato testualmente con riferimento alla posizione del contraffattore materiale del marchio non estenda la propria efficacia, limitatrice della operatività del precetto, alla posizione, menzionata nello stesso comma della norma e rilevante per il caso di specie, del semplice utilizzatore e del marchio contraffatto».

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