Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Marchi e manager, modello competitivo

La lettera di intenti tra Psa e Fca è stata firmata, sancisce l’intenzione di unire i due gruppi automobilistici per formare una unica entità che dovrebbe — potenzialmente — posizionarsi al quarto posto nella classifica mondiale dei costruttori. Questo documento è il primo passo concreto per arrivare alla fusione operativa, ora deve partire la stesura del contratto definitivo. Le previsioni per arrivare alla fase finale sono tra i 12 e 15 mesi dal momento che la fusione coinvolge due realtà industriali molto articolate.

Altre tappe attendono Carlos Tavares, l’amministratore delegato della nuova società. Ci saranno i passaggi Antitrust, nei singoli Paesi coinvolti. Per arrivare ai termini di un’intesa fissata nei dettagli perché non potranno subire modifiche. Tavares ha assicurato la collaborazione con Bruxelles per superare eventuali ostacoli. In alcune decisioni saranno coinvolti anche i rappresentanti dei sindacati italiani, francesi ed americani. La presenza dei cinesi di Dongfeng (disposti a scendere al 4,5% del gruppo francese) potrebbe essere oggetto di attenzione negli Stati Uniti in tempi di rapporti non facili con Pechino. Stati Uniti dove resta da gestire la causa intentata a Fca da Gm per i rapporti con i sindacati, mentre rimane aperto il contenzioso con il fisco italiano sul reale valore di Chrysler. Più industriale e di mercato la gestione dei marchi. In una fusione del genere che non ha precedenti è inevitabile qualche sovrapposizione. Come pure sarà da definire il nome del nuovo gruppo. Mike Manley, amministratore delegato di Fca, al proposito ha dichiarato che il nome sarà comunicato nei primi mesi del 2020.

Il consiglio

Fca e Psa avranno cinque posti ciascuna nel nuovo board, più un posto per Tavares

A testimonianza del peso di un’operazione che è destinata a cambiare il volto del mercato automobilistico mondiale, ci sono anche le tematiche della governance. La settimana scorsa è affiorata la richiesta della famiglia Peugeot e di Bpi France (un altro azionista di Psa) di garanzie sulla governance nel caso di un’ uscita anticipata o di fine mandato (stabilito in cinque anni) del ceo designato Tavares. I Peugeot, presenti come azionisti, vorrebbero mantenere gli equilibri definititi nel progetto di fusione. Con la composizione del consiglio di amministrazione, cinque rappresentanti di Fca, tra cui John Elkann, che sarà presidente del nuovo gruppo post-fusione, cinque di Psa, più una sesta posizione occupata da Tavares.

Il nome

Il nome della società che nascerà dall’integrazione sarà svelato a inizio 2020

Sul fronte industriale tema non secondario quello delle piattaforme produttive che rappresentano il cuore del settore auto. Ne verrebbero utilizzate secondo le prime indicazioni due, una small ed una media/compatta, entrambe appartenenti a Psa, adatte ad ospitare propulsori sia benzina sia diesel o elettrici. Questa condivisione consentirà di ammortizzare gli investimenti in elettrificazione, connettività e autonomia di guida, un interscambio che apporterà a Fca l’accesso a tecnologie del futuro mai adottate prima.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un lungo colloquio, durato poco meno di due ore, ma che alla fine non avrebbe portato a nessun risul...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Unicredit torna all’utile nel secondo trimestre 2020, anche se per soli 457 milioni, il 77% meno d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cala l’utile di BancoBpm in un secocondo trimestre complesso per il settore bancario, complice gli...

Oggi sulla stampa