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Marchi, il nome è protetto

di Giovanni Negri

Fiorucci a segno in tribunale. Nella ormai antica controversia sull'utilizzo del marchio tra la giapponese Edwin Co. e Elio Fiorucci sul titolare del marchio denominativo comunitario «Elio Fiorucci», la Corte di giustizia Ue si pronuncia a favore dell'imprenditore italiano.

I giudici hanno infatti respinto la tesi dei giapponesi, affermando che il titolare di un patronimico notorio, indipendentemente dal settore nel quale tale notorietà è stata acquisita ed anche se il nome della persona notoria è già stato registrato o utilizzato come marchio, ha il diritto di opporsi all'uso di tale nome come marchio, in caso di mancato consenso alla registrazione. Sulla base di questa sentenza, il marchio «Elio Fiorucci» non potrebbe essere più usato dalla multinazionale giapponese che nel 1990 ha acquisito tutto il patrimonio creativo della società italiana, compresi tutti i marchi di cui essa era titolare, parecchi fra i quali contenevano l'elemento «Fiorucci».

Nel 1999, su richiesta della società Edwin, l'Uami (Ufficio per la registrazione dei marchi, disegni e modelli dell'Unione) ha registrato il marchio denominativo «Elio Fiorucci» per una serie di prodotti (articoli di profumeria, in cuoio, di valigeria e di abbigliamento). L'imprenditore, fondandosi sull'applicazione combinata del regolamento sui marchi e della legislazione italiana, ha contestato la registrazione, sostenendo che il suo nome godeva in Italia di una tutela particolare: infatti i nomi noti di persona possono essere registrati come marchio soltanto dal titolare o con il consenso di questi. Consenso nel caso del tutto assente.

Di qui un contenzioso dalle alterne vicende con la società giapponese vincitrice davanti all'Uami e poi Fiorucci a prevale davanti al tribunale di primo grado dell'Unione. Ora il nuovo verdetto dopo che la società Edwin aveva sostenuto che il regolamento sui marchi considera il «diritto al nome» unicamente in quanto attributo della personalità.

La Corte non è stata però di questo avviso e ha chiarito che il tenore letterale e la struttura del regolamento sui marchi non consentono di limitare la nozione di «diritto al nome», intendendo quest'ultimo soltanto come attributo della personalità. Al contrario, tale nozione può ricomprendere anche lo sfruttamento patrimoniale del nome.

Infatti, il regolamento prevede la nullità di un marchio comunitario qualora un interessato faccia valere un altro diritto anteriore, ed elenca a titolo di esempio quattro diritti: oltre al diritto al nome, il diritto all'immagine, il diritto d'autore e il diritto di proprietà industriale. Alcuni di questi diritti sono tutelati nei loro aspetti economici tanto dalle legislazioni nazionali quanto dalla normativa dell'Unione. Pertanto, non vi sono ragioni per non concedere la medesima tutela al «diritto al nome». In altri termini, il diritto al nome può essere invocato, come correttamente fatto dal Tribunale, non soltanto per tutelare il nome in quanto attributo della personalità, ma anche per proteggerlo nei suoi aspetti economici.

 

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