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Marchi e brevetti, tasse nel paese dove si fanno i ricavi

Per marchi e brevetti le tasse si calcoleranno nel paese dove le multinazionali realizzano i ricavi e non più in paesi a fiscalità privilegiate dove sono collocati veicoli societari formalmente proprietari di tali asset immateriali. È questa una delle conseguenze dell’approvazione delle linee guida Ocse su intangibles e transfer pricing.

Contrastare la pianificazione fiscale aggressiva mediante nuove regole sull’allocazione dei profitti delle multinazionali relativi ai c.d. Intagibles. Si tratta degli asstes immateriali, come marchi e brevetti, dal cui utilizzo derivano benefici economici per il soggetto utilizzatore ma che troppo spesso sono stati alla base di operazioni societarie strutturate dai gruppi con presenza internazionale per spostare importanti porzioni di profitti in paesi a fiscalità privilegiata. E del resto cosa nota che determinati Stati si sono dotati di regimi fiscali di favore applicabili esclusivamente ai c.d. Intellectual property (IP) rights per attrarre la localizzazione di società la cui mission è la gestione di marchi e brevetti. L’asimmetria determinata dall’esistenza di tali regimi speciali di tassazione ha, nella sostanza, determinato un uso abusivo dei trattati contro le doppie imposizioni da parte delle multinazionali: la finalità dei trattati è infatti quella di evitare la doppia imposizione di un reddito in due diversi stati. L’organizzazione di una determinata operazione su marchi e brevetti in presenza di tali regimi fiscali speciali può essere finalizzata, di contro, a ottenere la doppia non imposizione economica: le royalties relative a marchi e brevetti non vengono tassate nel paese (normalmente ad alta fiscalità) dove è residente la società utilizzatrice grazie ai meccanismi convenzionali o alla Direttiva comunitaria Interessi e Royalties tra consociate (anzi sono un costo pienamente deducibile per la società utilizzatrice) e non sono tassate (o sono tassate in modo irrisorio) nello stato dove è stata localizzata la società formalmente proprietaria degli Intagibles. Per questo tra le prime misure adottate dall’Ocse per realizzare l’Action plane on base erosion and profit shifting pubblicato nel 2013 su raccomandazione del G20, la riformulazione delle regole in materia di transfer pricing per gli Intangibles gioca un ruolo fondamentale. L’Ocse afferma un principio che è semplice ma la cui applicazione può portare a importanti ripercussioni sull’organizzazione del business di interi comparti produttivi: i ricavi relativi agli assets immateriali vanno tassati nello stato dove sono localizzati i fattori produttivi che permettono al gruppo di produrre ricavi. Se la capacità di un gruppo di posizionarsi sul mercato dipende dalla presenza di una forte rete distributiva, i ricavi relativi agli intangibles vanno tassati lì dove la rete distributiva si trova. Se la forza competitiva di un gruppo risiede nell’esistenza di una formula commerciale innovativa, i ricavi relativi agli intangibles vanno tassati nello Stato dove la formula commerciale è custodita e protetta. Secondo le nuove linee guida dell’Ocse è fondamentale individuare dove è collocata la proprietà sostanziale di un asset immateriale: al di là degli schemi proprietari formali, la proprietà sostanziale di un marchio o di un brevetto è collocata in capo alla legal entity di un gruppo che nella sostanza ne gestisce la conservazione, la pubblicità, la valorizzare. Le nuove linee guida dell’Ocse in materia di transfer pricing sono immediatamente applicabili e potrebbero già essere utilizzate nella ricostruzione dei rapporti intercompany relativi alle società multinazionali. Attraverso le regole contenute nel Testo Unico delle Imposte dirette (art. 110, comma 7 dpr 917/86) l’Agenzia delle entrate potrebbe per esempio, all’esito di una analisi funzionale e mediante l’applicazione del c.d. metodo del Profit Split, identificare quali sono le aree e le società di un gruppo dove sono collocate le attività a valore aggiunto che ne permettono il relativo posizionamento sul mercato e, di conseguenza, ricostruire i margini relativi alle royalties pagate a società del gruppo non residenti. Non è un caso che nella circolare sull’attività di verifica 25/E del 6 Agosto a firma del direttore dell’Agenzia Rossella Orlandi, il contrasto alla pianificazione fiscale aggressiva trovi un posto centrale.

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