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Marche, Etruria, CariChieti La mossa di Atlante per Ubi

Per sbloccare la trattativa per il passaggio di tre dei quattro istituti salvati lo scorso anno — Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti — a Ubi, l’ultimo nodo da sciogliere sono i circa 3 miliardi di crediti deteriorati (npl) presenti nei bilanci. Visto che Ubi intende acquisire senza partite incagliate i tre istituti (per il quarto, CariFerrara si profila ormai l’intervento del Fondo interbancario, su base volontaria), il presidente delle good banks Roberto Nicastro sta trattando con il Fondo Atlante la cessione di gran parte — se non della totalità — degli npl.

I colloqui con la Quaestio sgr presieduta da Alessandro Penati sono in corso da almeno un mese e potrebbero portare nei prossimi giorni alla firma di un accordo vincolante, così da smarcare una delle condizioni poste da Ubi per il via libera alla cessione, che potrebbe avvenire già entro il mese. Invece il closing, con il passaggio effettivo dei crediti deteriorati ad Atlante 2 — il secondo fondo messo in piedi da Quaestio, focalizzato sui crediti deteriorati — dovrebbe avvenire verso marzo-aprile del prossimo anno. Per questa soluzione Atlante avrebbe già raccolto o starebbe raccogliendo alcuni impegni di sottoscrizione da parte di alcuni investitori importanti, anche se non ancora materialmente le risorse necessarie.

Ufficialmente ad agosto Atlante 2 aveva raccolto 1,7 miliardi di euro (comprensivi dei circa 800 milioni residuati da Atlante 1). Della partita di Atlante 2 dovrebbero far parte anche le due grandi banche Intesa Sanpaolo e Unicredit, che potrebbero versare i 150 milioni circa residui del loro impegno complessivo da 1 miliardo per il Fondo Atlante.

Per chiudere il salvataggio dei quattro istituti posti in «bail in» un anno fa, il sistema bancario verrà dunque chiamato a un ulteriore sforzo finanziario. Oltre ai capitali da versare ad Atlante, le banche dovranno coprire la seconda tranche dei versamenti al Fondo di Risoluzione, circa 1,6-1,8 miliardi di euro che lo scorso anno furono anticipati da Unicredit, Intesa Sanpaolo e Ubi. Avrebbero dovuto essere coperti dalla vendita delle good banks ma è ormai chiaro che ciò non avverrà. Per questo motivo il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha parlato di una «nuova fattura» in arrivo per le banche italiane e ha attaccato «le burocrazie europee» che hanno «responsabilità gravissime: nelle norme europee il termine è di 2 anni perché le banche insolute siano vendute. I termini ravvicinati che sono stati imposti all’Italia hanno prodotto grossi danni in termini di costi di reputazione ed economici».

Nel settore dei crediti deteriorati Atlante si è impegnato anche con Mps per rilevare 1,6 miliardi di tranche della cartolarizzazione che ripulirà il bilancio senese di tutte le sofferenze. Per coprire la perdita servono 5 miliardi di nuovo capitale, e ieri i vertici di Mps sono partiti per la seconda settimana di roadshow a Londra e poi a New York. Il mercato scommette che si possano trovare investitori stabili (si parla del fondo Qia del Qatar) e continua a spingere sul titolo, con oltre l’11,2% del capitale passato di mano. Il titolo Mps è così schizzato di un altro 3,88% a 0,27 euro portando al 28,9% il rimbalzo in soli due giorni.

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