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Marcegaglia: una manovra pesante ma indispensabile

di Nicoletta Picchio

Una manovra forte, ma non c'è alternativa. Pena il collasso dell'euro. Anche se a questa prima tranche di interventi dovranno seguire altre misure sulle crescita e una spending review sui tagli alla spesa, per ridurre, in prospettiva, una pressione fiscale insostenibile nel medio periodo.
Emma Marcegaglia lo ha detto prima di fronte al governo, nella riunione di ieri mattina con le parti sociali a Palazzo Chi. «Abbiamo chiesto al premier Monti un impegno molto forte affinché, di fronte a questa manovra molto forte e di fronte ai sacrifici che gli italiani sono chiamati a fare, seguano iniziative concrete a livello europeo per salvare l'euro». Sono le parole della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, durante la conferenza stampa seguita all'incontro tra il governo e le parti sociali sulla manovra anti-crisi.
Marcegaglia, che all'incontro era accompagnata dal direttore generale Giampaolo Galli, ha più volte sottolineato che la manovra che il governo si appresta a varare «è fondamentale per il nostro Paese e per la salvezza dell'euro. Non abbiamo scelta, la dobbiamo fare: la manovra è fondamentale per la salvezza del'Italia e dell'euro». La presidente di Confindustria ne è convinta, e non da oggi: per salvare l'euro l'Italia deve fare la propria parte, rimettendo i conti a posto e varando le riforme. Ma accanto al risanamento del bilancio pubblico bisogna puntare anche alla crescita, dal momento che sia il nostro paese sia l'Europa sono di fronte al pericolo recessione.
«Il nostro giudizio è parziale, non avendo una visione complessiva», ha detto la Marcegaglia. Ma alcuni elementi sono già chiari: nelle decisioni del governo ci sono una serie di misure che vanno incontro alle esigenze delle imprese e che Confindustria chiedeva da tempo. Bene, quindi, per la Marcegaglia la detraibilità dall'Ires della parte Irap che riguarda il costo del lavoro: «Una misura che vale qualche miliardo», così come il rafforzamento del fondo di garanzia, l'accelerazione delle infrastrutture, sgravi fiscali per le imprese che aumentano il proprio patrimonio (la cosiddetta Ace), un ripristino dell'Ice, Istituto del commercio estero, sotto forma di agenzia snella.
Ma nella manovra ci sono anche decisioni pesanti, sulle pensioni e sul fisco. «L'intervento sulle pensioni è molto forte, non ci sono dubbi», ammette la presidente di Confindustria. «Ma – aggiunge – era nell'agenda e andava fatto». È il fisco che desta preoccupazioni: «Il livello di pressione fiscale è troppo alto, insostenibile nel medio termine. In questa situazione è difficile che il Paese possa crescere».
Ecco perché la presidente di Confindustria ha insistito sul fatto che «dopo la manovra sul pacchetto crescita bisognerà fare di più. Chiediamo che su questo punto si continui a lavorare». Altrimenti il rischio è che «senza fare altro sullo sviluppo l'impatto sarà molto negativo sull'economia». Su alcuni ulteriori provvedimenti imprese e governo hanno già parlato: per esempio un intervento per i ritardati pagamenti della Pa nei confronti delle aziende. «Ci sarà un intervento successivo», ha riferito la Marcegaglia dopo l'incontro. Nel faccia a faccia di mercoledì scorso con il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, si era pensato ad un pagamento per il pregresso con titoli di Stato.
Crescita, ma anche tagli alla spesa pubblica più consistenti. Sui costi della politica, riferisce la Marcegaglia, il presidente del Consiglio ha fatto capire che ci sarà qualcosa. Ma non basta: «Il governo deve fare subito una spending review per individuare i tagli di spesa, compresi i costi della politica».
Comunque, ripete la presidente di Confindustria «non c'è alternativa. La scelta non è tra una manovra e lo stare fermi, ma tra una manovra molto forte, con cui avviare il salvataggio dell'euro ed un altra con cui il paese non starebbe in piedi e ci si avvierebbe al collasso dell'euro».
Con l'Italia che fa la propria parte anche l'Europa però deve muoversi: «bisogna fare un lavoro a livello Ue. Dopo questo sacrificio del nostro paese anche l'Europa si deve mettere in condizione di salvare l'euro. La situazione è molto grave e non è demagogia dire che i prossimi dieci giorni decideranno se l'euro sopravviverà o no», ha ribadito la Marcegaglia che da tempo insiste per una maggiore integrazione e una diversa governance europea. Serve una maggiore flessibilità della Bce, un fondo salva-Stati che abbia il ruolo di prestatore di ultima istanza, un'unione fiscale, per arrivare agli eurobond.

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