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Marcegaglia: testo pessimo Monti non esclude la fiducia

ROMA — Il film di una giornata lunghissima per il governo si chiude con il presidente del Consiglio che non esclude il ricorso alla fiducia sul disegno di legge sul mercato del lavoro che arriverà martedì in commissione Lavoro al Senato.
Ma occorre riavvolgere il filo delle polemiche scatenate dalla riforma tra gli imprenditori e dentro il Pdl, per capirne le motivazioni. Il giorno dopo la «storica» riforma del mercato, il premier sembra presagire la bufera quando in mattinata, da Napoli, avvisa: «Non sorprendetevi: oggi vedrete considerazioni opposte dalle diverse parte sociali». Le imprese, spiega, «sono insoddisfatte perché avrebbero voluto la sparizione complessiva della parola reintegro dal panorama: credo che nel tempo considereranno che la permanenza di questa parola è riferita a fattispecie estreme e improbabili».
Parole che «considero un auspicio» perché «non ci siano imprese che vogliono licenziare illegittimamente», commenta il leader della Cgil, Susanna Camusso, dopo aver riunito la segreteria. Per il sindacato la reintroduzione della possibilità del reintegro nei licenziamenti economici è «un risultato positivo», frutto della «mobilitazione», perché «ricostituisce il potere di deterrenza dell'articolo 18 e scongiura la pratica dei licenziamenti facili che Governo e Confindustria intendevano introdurre». Il governo è «dovuto tornare indietro» si conclude in una nota, confermando però la mobilitazione per migliorare ancora la riforma in Parlamento.
Ma sul fronte opposto Confindustria non ci sta: il presidente Emma Marcegaglia è durissima quando parla di «mezza riforma», di risultato «al ribasso»: «Il testo è pessimo. Non è quello che abbiamo concordato», dichiara parlando al Financial Times e prevedendo che le imprese reagiranno riducendo l'occupazione. La richiesta è chiara: il Parlamento cambi il disegno di legge, altrimenti «sarebbe meglio nessuna riforma». A dar man forte a Marcegaglia interviene il presidente designato di Confindustria, Giorgio Squinzi, dichiarandosi «totalmente in linea» con Marcegaglia.
Intanto anche all'interno del Pdl si moltiplicano i malumori. «Monti si è preoccupato eccessivamente della mediazione con il Pd e la Cgil. Speriamo che il confronto in Parlamento consenta di migliorare il disegno di legge» dice il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto. «Monti ha creato un precedente — afferma il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri —. Ha incontrato separatamente Bersani, ha ceduto su punti che lui aveva definito decisivi e intoccabili e solo dopo ha allargato la riunione agli altri leader che sostengono il governo. Questo cambia la situazione e aumenta considerevolmente la nostra autonomia» dal governo.
Ce n'è abbastanza perché intervenga il segretario del Pdl, Angelino Alfano: «Al Senato opereremo per modifiche e miglioramenti che possano garantire nuova occupazione e che vadano incontro alle preoccupazioni manifestate dalle imprese. Il testo di riforma reso noto — continua — risulta diffusamente caratterizzato da maggiori adempimenti, vincoli, sanzioni e oneri indiretti su molte tipologie di lavoro che hanno determinato il giudizio negativo delle imprese e quello positivo della Cgil». Cerca una mediazione il presidente del Senato, Renato Schifani: «Sono certo — osserva — che il Parlamento farà la sua parte», perché «occorre fare in modo che il testo definitivo» della riforma del lavoro «sia credibile per l'Europa e per i mercati che ci osservano. Questa è una scommessa che non possiamo perdere».
Intanto a palazzo Chigi si prepara la risposta alle imprese che arriva con due interviste: una al Tg1 l'altra all'agenzia di stampa internazionale Reuters. «Per Marcegaglia — tuona — la riforma è pessima, il che non è un understatement: si assuma la responsabilità di quello che ha detto». E ancora: «Tre mesi fa la Confindustria non avrebbe nemmeno potuto sperare che il licenziamento per motivi economici diventasse in Italia come è nei Paesi dove c'è maggiore flessibilità e che il ruolo del reintegro fosse limitato come è con questa riforma, solo a casi di abuso di licenziamenti economici».
Poi, alla Reuters spiega che il ricorso alla fiducia sul disegno di legge non è escluso e conclude: «Non ho paura. Ho fiducia che il Paese comprenderà e che i partiti che mi hanno sostenuto finora continueranno a farlo».

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