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Marcegaglia: «Manovra debole e inadeguata»

di Nicoletta Picchio

Una manovra «debole e inadeguata». Per una serie di motivi che vengono elencati: «Alcune componenti della manovra non sono valutabili e non c'è la certezza sui saldi». Non solo: «La manovra è squilibrata sulle entrate e non contiene le adeguate misure per la crescita». Inoltre «rinvia sine die i tagli ai costi della politica e degli apparati amministrativi». Servono misure strutturali, una riorganizzazione della macchina dello Stato, tagli ai costi della politica: «In questo nuovo scenario gli imprenditori non si tireranno indietro di fronte ad ulteriori impegni e sacrifici».

Dalla Confindustria arrivano durissime critiche alla manovra, proprio mentre al Senato si stavano presentando gli emendamenti al testo. Ieri a Milano, in Assolombarda, si è riunito il direttivo straordinario della confederazione, il primo dopo le vacanze. Un appuntamento che si sarebbe dovuto tenere la prossima settimana, ma che è stato anticipato, anche per una tempestiva analisi della manovra. E il giudizio di Confindustria non poteva essere più netto nel giudicarla «inadeguata, a quasi un mese di distanza dal monito della Bce», una posizione che è stata condivisa unanimamente dal direttivo, al quale hanno partecipato, oltre alla presidente, Emma Marcegaglia, imprenditori di spicco del vertice confindustriale, tra cui Alberto Bombassei, Giuseppe Recchi, Marco Tronchetti Provera, Gabriele Galateri di Genola, Luigi Abete, Giorgio Fossa, Gianmarco Moratti, Carlo De Benedetti, Diana Bracco.

«Molto spesso le forze sociali aspettano il governo per poi criticarlo. Noi andiamo avanti per la nostra strada» è stato il commento del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alle critiche di Confindustria. «Noi andiamo avanti per la nostra strada – ha aggiunto il premier – ringraziamo quando c'è sostegno» ma «se siamo sicuri di aver fatto bene, andiamo avanti».

Tutto il direttivo di Confindustria ha espresso «forte preoccupazione» per come viene affrontata la «grave situazione della finanza pubblica e della ripresa della crescita». E sia il dibattito, sia il comunicato finale hanno sottolineato i rischi che una gestione inadeguata di questi problemi possa avere per l'Italia ma anche per tutta l'Europa. «Occorre altro», si legge nel titolo del testo. E gli imprenditori richiamano la politica alla necessità di agire con «grande senso di responsabilità e determinazione», facendo appello alla «coesione» delle forze politiche e sociali. Soprattutto vanno superati i corporativismi: «I sacrifici, purtroppo necessari, devono essere distribuiti equamente fra tutti». Per Confindustria l'imperativo è coniugare il rigore dei conti con la crescita. E per raggiungere questo obiettivo si sollecitano una serie di interventi: agire sulle pensioni, allungando la vita lavorativa, in linea con i Paesi europei più avanzati; ridurre le tasse su chi produce, lavoratori e imprese, spostando il carico su tutto il resto, «nulla escluso».

Inoltre privatizzare, a partire dalle società dei servizi pubblici locali, e dismettere il patrimonio pubblico; liberalizzare le professioni e i servizi pubblici locali in modo più incisivo rispetto a quanto previsto dalla manovra; investire in infrastrutture attraverso i fondi europei.

Misure che vanno attuate contemporaneamente, «in un disegno strutturale e unitario», per valutarne costi e benefici in una visione d'insieme. Interventi che dovranno essere accompagnati, continua il comunicato, da una profonda riorganizzazione del funzionamento della macchina dello Stato, da una riduzione del suo perimetro e dei suoi costi, sottolineando che i tagli ai costi della politica «non sono rinviabili».

Tra i commenti, all'uscita del direttivo, quello di De Benedetti, che ha sollecitato le riforme, come quella delle pensioni, ed ha ipotizzato anche la patrimoniale, all'interno di una riforma fiscale che riduca le tasse sul lavoro; Moretti Polegato ha lanciato l'idea di un taglio del 50% dei contributi per i giovani, per favorire l'occupazione.

Tra i messaggi di preoccupazione per la situazione economica del Paese, anche quello di Paolo Graziano, presidente degli industriali di Napoli, che critica la mancanza delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni, delle riforme strutturali e misure per la crescita, del Piano Sud. Vuoti particolarmente pesanti nella situazione economica di Napoli e della Campania.
 

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