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Marcegaglia: il governo acceleri sulle riforme

di Nicoletta Picchio

Un'accelerazione sulle riforme: semplificazioni, liberalizzazioni, oltre a «scelte forti» su ricerca e innovazione. E una riforma fiscale. «La situazione economica è ancora complessa, ci sono molte cose fondamentali da fare per tornare a crescere e assorbire la disoccupazione creata in questi ultimi due anni». Insiste sulla crescita Emma Marcegaglia, nell'intervista andata in onda ieri sera, durante la trasmissione Ballarò, condotta da Giovanni Floris. E incalza la politica: «È molto importante che ora ci si occupi dei fatti veri, che interessano alla gente e si vari un piano di riforme di medio termine che possa ridare fiducia ai cittadini. Bisogna abbassare i toni, smettere di litigare». Con una premessa: «La stabilità ovviamente aiuta, perché vuol dire meno rischi sui mercati finanziari, aspettative migliori per imprese e famiglie. Però non è sufficiente: serve se è la premessa per portare avanti un piano lungimirante di crescita, benessere, creazione di posti di lavoro».

Ma al governo la presidente di Confindustria chiede anche di «prendere una posizione» sulla Libia: «Le scene che vediamo di centinaia di morti ci preoccupano molto, chiediamo che l'esecutivo prenda una posizione per far cessare questo genocidio, anche a tutela delle imprese». Le cifre del business sono consistenti: esportiamo in Libia, ha detto la Marcegaglia, circa 2 miliardi e mezzo di euro ed importiamo circa 10 miliardi, il 24% del petrolio e il 12% del gas italiani, e ci sono molte imprese che lavorano in Libia. Il settore metalmeccanico in particolare, come ha detto ieri Federmeccanica, esporta in Libia beni per un miliardo di euro, lo 0,7% dell'export del settore.

Le preoccupazioni non mancano: «Se aumenta di 10 dollari il prezzo del petrolio abbiamo un costo aggiuntivo di 3 miliardi. Per il momento le forniture di gas e petrolio non destano preoccupazioni». La Marcegaglia racconta di aver conosciuto Gheddafi quando venne in Confindustria, a parlare delle possibilità per le imprese italiane in Libia: «Ha fatto un discorso economico, mi è sembrata una persona molto sicura di sè».

Di fronte alle incertezze internazionali, ancora di più bisogna lavorare perché l'Italia riprenda a crescere. Bene la riforma dell'articolo 41 della Costituzione, ma avrà un impatto nel lungo periodo. Quindi bisogna approvare al più presto il pacchetto di semplificazioni Brunetta-Calderoli, liberalizzare: «Abbiamo 4.800 aziende di servizi pubblici locali, di queste quattro quinti sono in perdita». E poi il fisco. Domani il direttivo di Confindustria esaminerà le linee guida di una riforma, tra cui rendere stabile la tassazione al 10% del salario di produttività. «Serve una riforma fiscale generalizzata, che riduca le tasse su imprese e lavoratori». Quanto al federalismo, «l'Imu al posto dell'Ici sta portando ad un aumento della tassazione sulle imprese». Bene la riforma, se però ha due caratteristiche, secondo la presidente di Confindustria: «abbassare la spesa pubblica improduttiva, gli sprechi, e se avvicina chi governa a chi deve giudicare con il voto. Se non ci sono queste caratteristiche non serve».

Non poteva mancare una domanda sulle vicende giudiziare che riguardano il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: «C'è un'indagine in corso, aspettiamo che vada avanti. Ovviamente c'è un tema di orgoglio nazionale. Per chi fa impresa, ma per tutti, l'immagine internazionale è importante». Quanto al governo, «è stato eletto democraticamente, sarà giudicato per quello che farà». Infine, i 150 anni d'Italia: «Siamo a favore delle celebrazioni, è la nostra storia. Però sarebbe meglio festeggiare lavorando e insegnando a scuola i valori dell'unità».

 

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