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Marcegaglia: contratti a maggioranza

di Massimo Sideri

MILANO— Intorno alle nuove regole per i contratti aziendali si respira già aria di scontro. Ma per adesso sono state posizionate solo le armate senza far partire colpi: ieri mentre il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, invitata i sindacati per «discutere insieme una proposta sulla rappresentanza e sull’esigibilità dei contratti» , con «un incontro da tenere questa settimana o all'inizio della prossima» il leader della Uil, Luigi Angeletti, si è portato avanti e ha formalizzato la disdetta del protocollo del ’ 93. «La Uil ha appreso che l'Abi, l'Associazione Bancaria Italiana, intende applicare, in occasione del prossimo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria, le regole contrattuali del protocollo» ha scritto nella lettera la Uil. Ma a tutti è parso più un pretesto che altro. Lo stesso Angeletti, nei giorni scorsi, aveva anticipato la mossa di ieri come un passaggio per accelerare la strada verso i nuovi contratti. E d’altra parte ci aveva già pensato il leader della Fiom, Maurizio Landini, a sottolineare che «cancellare l'accordo del '93 vuole dire avallare quello che è accaduto in Fiat e cancellare un soggetto eletto da tutti i lavoratori» . La partita entra nel vivo. E lo scacco matto è rappresentato dalla possibilità di far prevalere per tutti— preferibilmente per legge — i contratti aziendali su quelli nazionali una volta ottenuto il consenso del 50%più uno dei lavoratori. Un modo per legittimare soluzioni in stile Pomigliano e Mirafiori, tenere in Confindustria il Lingotto e disinnescare conflitti come quello in corso davanti al giudice della Fiom. Ma l’arrocco della Cgil è dato per certo. E infatti, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi — anche lui con la Marcegaglia ieri all’assemblea dell’Assolombarda — dopo una partenza diplomatica («auspico un’intesa tra le parti sociali per lo sviluppo di relazioni industriali di prossimità» ) ha sottolineato che la «i lavoratori sindacalizzati sono un terzo del totale e questa organizzazione (la Cgil, ndr), pure essendo importante, non ne rappresenta neanche la metà» . Il ministro ha poi ricordato che il nuovo sistema sarebbe un naturale completamento dell’accordo firmato con i sindacati (senza Cgil) nel 2009. Dunque: le premesse per arrivare a toni più aspri sui tentativi di destrutturare il contratto nazionale non mancano. Ieri la Marcegaglia ha anche speso parole di apertura nei confronti della riforma fiscale secondo lo schema tremontiano: «Ho visto un ministro che ragiona seriamente» ha detto la leader degli industriali. Aggiungendo: «Ci sono difficoltà perché va fatta a parità di pressione fiscale: ma ho qualche buon motivo perché si possa ragionare concretamente sulla riforma fiscale» . Sempre ieri buone notizie sono giunte dall’Istat sul fronte della produzione industriale che in aprile ha messo a segno un balzo dell'1%(dato destagionalizzato) rispetto a marzo e una crescita del 3,7%(dato corretto per gli effetti di calendario) su base annua. Ma la Confindustria, attraverso il suo centro studi, ha subito ricordato che a maggio è atteso un nuovo stop.

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