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Marattin “Per la riforma fiscale si può toccare anche il deficit”

«Per una riforma strutturale del fisco potremmo, seppure in misura minima, ricorrere al deficit ». Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera che, insieme alla “cugina” del Senato, ha redatto il documento sulla riforma tributaria, interviene sul nodo delle risorse necessarie al taglio delle tasse.Onorevole Marattin, quanto costerà il taglio delle tasse?«Noi non abbiamo avuto una cifra sulla qualche costruire una riforma.Abbiamo fatto 61 audizioni, stilato un documento e costruito una prima cornice. Poi sarà il governo con la legge delega, che arriverà a fine mese, ad introdurre una ulteriore cornice che dovrà successivamente, presumibilmente il prossimo anno, varare i decreti legislativi e introdurre i contenuti definitivi».Un articolo della Voce.info segnala l’assenza di coperture nel vostro documento a fronte della riduzione delle tasse.«Intanto io direi che i 40 miliardi della simulazione sul costo della riforma fiscale che ho visto su Repubblica sono eccessivi».E a quanto ammontano le vostre stime?«Non ne abbiamo. Del resto il documento della Commissione non è un disegno di legge che deve essere bollinato dalla Ragioneria. Le scelte poi dovrà farle il governo».La sua opinione? Anche perché qualche conto lo avrete pur fatto.«Forse avremmo potuto dare qualche indicazione più chiara. Ma non è stato semplice varare un documento di indirizzo sottoscritto da una maggioranza così eterogenea, che va dalla Lega a Leu».Le risorse comunque ci vorranno. E se non fossero sufficienti?«In tal caso potremmo anche pensare di ricorrere per una parte minimale al deficit per ridurre le tasse, magari rallentando il processo di rientro per quanto è necessario.Tanto più che l’economia sta dando segnali di ripresa».Uno dei punti di forza del documento è l’abolizione dell’Irap,di cui si discute da tempo«Del gettito complessivo dell’Irap – 25 miliardi nel 2019 – dieci miliardi vengono dal settore pubblico e 14,5 sono imputabili ai privati. Di questi 11,5 riguardano le società di capitali».Si è fatta l’ipotesi che parte dell’Irap dei privati possa essere trasferita sull’Ires. È così?«Lo dice anche l’audizione del Dipartimento delle Finanze ed è una soluzione che Confindustria non disdegnerebbe: direi che tutti gli 11,5 miliardi potrebbero passare all’Ires.Rimarrebbero così da coprire nel caso peggiore 3 miliardi di Ires oggi versati dalle società di persone».Il vostro documento parla di semplificazione delle aliquote dell’Iva e di «possibile riduzione dell’aliquota ordinaria».«Chiediamo un riordino e una semplificazione della disciplina Iva.Se questo dovesse comportare una lieve riduzione dell’aliquota massima, ben venga».Si vuole tagliare l’Irpef tra i 28 e i 55 mila euro e ridurre le aliquote marginali effettive. Anche al netto del recupero del bonus Renzi la cifra è alta. C’è chi la calcola in 15 miliardi.«Non entro in questi calcoli. Ma la riforma non sarà un semplice taglio di aliquota, bensì una riforma strutturale che investirà anche il meccanismo delle deduzioni con l’introduzione di una maxideduzione sul modello britannico, ben diversa dalla attuale no tax area».

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