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Maratona notturna per Alitalia. Ostacolo salari ma intesa più vicina

Appesa a un filo la trattativa per il salvataggio dell’Alitalia. Nel cuore della notte sindacati e azienda, grazie alla mediazione del governo, arrivano a concordare un verbale che riassume il piano dei risparmi e le nuove regole per il personale fissate al termine di una lunga e difficile trattativa. Dopo le 11 di sera al tavolo del negoziato, in corso al ministero dello Sviluppo economico, si aggiungono gli autonomi che affiancano i segretari di Cgil, Cis, Uil e Ugl nel confronto ad oltranza con il vertici della compagnia, guidati dal presidente in pectore, Luigi Gubitosi.

Il piano industriale varato dai vertici della società (partecipata al 49% da Etihad) prevedeva pesanti sacrifici per i lavoratori: la mediazione, nel tardo pomeriggio, arriva a limare gli esuberi, la cassa integrazione (cigs) per 24 mesi per circa 980 lavoratori (all’inizio erano più di duemila), oltre al mancato rinnovo dei contratti a termine per 558 addetti e l’uscita di altri 142 all’estero. La trattativa si incaglia sul costo del personale viaggiante. Il taglio medio dei salari proposto dall’azienda è del 14%, con oscillazioni del 22% per i piloti di lungo raggio, il 28% per quelli di medio fino al 31% per gli assistenti di volo. Ipotesi «inaccettabili» per i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

La discesa in campo di tre ministri, Graziano Delrio (Trasporti), Carlo Calenda (Mise) e Giuliano Poletti (Lavoro) spinge Alitalia a abbassare le pretese. Gli insider rivelano che nella girandola di riunioni Delrio appare molto attivo nel cercare di riavvicinare le parti, mentre il collega Calenda è più preoccupato di chiudere presto perché «non c’è più tempo».

In un clima molto teso, l’azienda rilancia un taglio degli stipendi dell’8%. Ma ai sindacati non basta. Mettono sul tavolo una controproposta: per evitare il taglio, si potrebbe utilizzare «il fondo di previdenza integrativa del personale di volo con la garanzia pubblica». L’ipotesi però non risulta praticabile e viene accantonata. Difficoltà anche sull’ipotesi di usare il Tfr.

Per sollecitare l’intesa, da Palazzo Chigi arriva a Camusso, Furlan e Barbagallo anche la telefonata di Paolo Gentiloni: «Noi stiamo facendo tutti gli sforzi possibili — avrebbe detto in sintesi il premier —. Voi cercate di fare altrettanto».

La svolta arriva dopo l’una di notte: i ministri vedono a porte chiuse prima Camusso, Furlan e Barbagallo. Poi il governo incontra Gubitosi. L’ipotesi del verbale da sottoporre subito ai lavoratori della compagnia fa avvicinare azienda e sindacati. La deadline per firmare un’intesa scadeva a mezzanotte. Poi — se fosse stato raggiunto l’accordo con i sindacati — i soci di Alitalia avrebbero avviato la ricapitalizzazione: per consentire agli aerei di continuare a volare servono 2 miliardi di euro, di cui circa 900 milioni da Etihad e 1.100 milioni dagli azionisti e creditori finanziari italiani (Unicredit e Intesa Sanpaolo).

Francesco Di Frischia

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