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Mansi: Mps, la mia missione è il territorio

MILANO —Le attese sono state rispettate: la grossetana (ma nata a Siena) Antonella Mansi, 39 anni, è stata nominata presidente della Fondazione Mps. Toccherà a lei guidare l’ente di Palazzo Sansedoni nel ripianare i 350 milioni di debiti vendendo parte del suo 33,4% di Montepaschi e nel rilanciare su basi diverse una realtà che dal 1995 ha erogato sul territorio quasi 2 miliardi di finanziamenti e che invece ora deve andare a caccia di finanziatori.
«La mia missione», spiega al Corriere , «è nell’articolo 3 della Fondazione»: cioè nei fini di utilità sociale nell’arte, nella scienza e nella tutela del territorio ma anche nell’impegno «a mantenere a Siena» sede e direzione generale di Mps. «Non mi nascondo che c’è un’emergenza economica da risolvere ma nello stesso tempo sarà importante riflettere su quello che il territorio vuole dalla fondazione».
Con lei ieri nella deputazione amministratrice sono state nominate altre due donne: Camilla Dei, 47, commercialista e vicepresidente di Confindustria Siena, e Flavia Galletti, 42, ora nella onlus Swesspkd e con esperienze in Merrill Lynch e Goldman Sachs. Nel board sono entrati anche Giorgio Olivato, 62, ex direttore generale di Banca Toscana, Alessandro Carretta, 58 anni, professore di economia degli intermediari finanziari.
La scelta di Mansi — su sui si è astenuto solo il rappresentante della Curia, Alessandro Grifoni, per criticare le influenze della politica nella scelta — è un primato per diversi aspetti: è la prima donna alla guida di un’importante fondazione bancaria, non è senese e proviene non dalle file del Pd ma dalle quelle di Confindustria, dove s’è svolta tutta la sua vita pubblica prima alla guida dei giovani industriali toscani, poi da presidente regionale e ora da vicepresidente nazionale. Non a caso suo grande sponsor presso il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, è stato il leader degli industriali, Giorgio Squinzi.
«Sono orgogliosa e onorata di questa possibilità», continua, «la affronterò da donna di impresa, perché queste sono le mie caratteristiche e il senso di questa nomina, cercando conforto nei numeri e nei risultati». Di Mps non vuole parlare, ma come la pensa l’ha spiegato qualche mese fa all’emittente toscana Trv38: «Mps è un valore del territorio che dobbiamo sostenere. La banca oggi ha le carte in regola per poter andare avanti nel percorso di risanamento, che è anche doloroso perché richiede scelte importanti, che impattano anche sulla nostra normalità di guardare al Mps nel territorio». Se non è un programma, è una visione che la accomuna ai vertici di Mps Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, che le hanno scritto per complimentarsi. E approvazioni sono arrivate sia dal Pd sia dal Pdl sia da Confindustria.
La prima riunione intende convocarla «nei primi dieci giorni». Intanto lascerà la presidenza della banca Federico Del Vecchio e il consiglio di Bassilichi spa, partecipata dallo stesso Mps. Non lascerà invece Confindustria — «quello è un ruolo, non un incarico» — né l’azienda di famiglia, Nuova Solmine, in cui lavora da quando ha lasciato gli studi di Giurisprudenza e dove è consigliere d’amministrazione e direttore commerciale con delega ai clienti esteri. In parte le origini dell’azienda si incrociano con un pezzo di Mps: fu Banca Toscana — quando però non era del gruppo Mps— a finanziare il management buyout che consentì a suo padre e ad altri manager di rilevare dall’Eni la società che produce acido solforico. Oggi Nuova Solmine spa è controllata (attraverso Sol. Mar spa) da Luigi Mansi, Giuliano Balestri e Ottolinio Lolini con il 18,3% a testa, e al 45% dalla Socesfin, che riporta alla lussemburghese Finsavi sa.

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